Esteri

Marò: l’incubo della sfida India-Italia

Imminente l’operazione per Latorre, difficile il rientro entro i termini La protesta di Gasparri: «Basta minacce, intervenga Napolitano» LEGGI ANCHE L’ambasciatore Mancini rientrato a Nuova Delhi

Un incubo: in questo si è trasformato il braccio di ferro tra l’Italia e l’India per il caso marò, i due fucilieri di Marina ingiustamente messi sotto accusa da Nuova Delhi. Un incubo soprattutto per Massimiliano Latorre, attualmente in Italia per curare la sua malattia, che ora si deve sottoporre ad un non semplice intervento chirurgico al cuore, e che dovrebbe rientrare in India entro il 16 gennaio (la data originale era il 13, termine prorogato di tre giorni dalla Corte suprema, massimo organo giudiziario indiano). Massimiliano attualmente è nel blindatissimo Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico «Policlinico San Donato», alle porte di Milano. Su di lui vegliano i carabinieri, ufficialmente Latorre si trova nella struttura sanitaria di eccellenza solo per accertamenti. Ma insistenti indiscrezioni indicano che l’intervento sarà eseguito in tempi brevissimi, al massimo entro giovedì. Il timore (ma è molto più di un timore) è che se Massimiliano non rientrerà nei tempi stabiliti (e lui certamente vuole farlo) ci saranno pesanti ritorsioni contro il suo compagno di squadra Salvatore Girone, che attualmente è agli «arresti domiciliari» all’interno dell’ambasciata indiana e che potrebbe finire in prigione, tra i detenuti ordinari. Sempre in attesa di un percorso giudiziario che non parte, dilaniato da quasi tre anni di polemiche su chi, come e perché possa o debba giudicare due militari che hanno agito (se hanno agito) in acque internazionali e in missione di pace. Una delegazione di Fratelli d’Italia, guidata da Carlo Fidanza e Riccardo De Corato, si è mobilitata ieri con una manifestazione davanti all’ospedale San Donato «per esprimere incoraggiamento a Latorre e ribadire la necessità di un’azione incisiva da parte del governo italiano e delle istituzioni europee nei confronti di chi, come l’India, da tre anni viola il diritto internazionale detenendo illegalmente i marò». «Fratelli d’Italia - hanno annunciato Fidanza e De Corato - ribadisce la necessità di attivare immediatamente le procedure per l’arbitrato internazionale, sospendere la partecipazione dell’Italia alle missioni militari internazionali e interrompere i negoziati per l’accordo commerciale Ue-India. Una risposta forte sul piano giuridico, politico ed economico che - concludono - finora è totalmente mancata». Protesta anche Maurizio Gasparri (FI): «Assistiamo indignati, esterrefatti, amareggiati alle ulteriori puntate del dramma marò. Abbiamo evitato polemiche per non ostacolare i tentativi, timidi e fallimentari, che sono stati effettuati per chiudere positivamente la vicenda. Abbiamo registrato il silenzio, sbagliato, di Napolitano il 31 dicembre. Abbiamo accolto appelli alla paziente attesa. E ora? Apprendiamo di minacce di autorità indiane ai giudici locali, che venivano dipinti come autorità autonome che l'Italia non doveva irritare». Gasparri prosegue: «Napolitano ha pochi giorni di mandato, molta esperienza e poco da perdere. Faccia lui qualcosa perché noi non possiamo tacere, non possiamo sostituire le autorità di governo del Paese, non possiamo sostenere missioni con alleati che ignorano il sequestro indiano. Il Parlamento deve riunirsi, almeno a livello di commissioni, per assumere iniziative urgenti».

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