NAQOURA (Libano). Dalla base delle Nazioni Unite di Naqoura, nel sud del Libano, il Generale di Divisione Luciano Portolano, Force Commander della missione UNIFIL, ci aggiorna sulla precarietà dell'area e sui risultati raggiunti dal contingente italiano. La zona meridionale del paese, controllata da Unifil, è un'oasi di calma apparente circondata da un territorio inquieto. A nord, scontri sanguinosi hanno da poco coinvolto le Forze Armate Libanesi (LAF) contro l'Isis, alle porte di Tripoli e lungo la frontiera orientale con la Siria, nei dintorni di Arsal. A sud, continuano le annose diatribe con Israele sulle violazioni della linea di ritiro, la cosiddetta Blue Line. Che problemi causa il gran numero di rifugiati presenti sul territorio? «Attualmente, a una popolazione di 4 milioni di libanesi, si aggiungono 2 milioni di profughi siriani. Le tensioni derivano da fattori economici, sociali, religiosi. Soprattutto dopo i combattimenti di Arsal, dove sono stati catturati e decapitati alcuni membri delle LAF, i rifugiati siriani, che in un primo tempo erano stati accolti benevolmente, hanno iniziato ad essere mal tollerati dalla popolazione locale. In alcune municipalità è stato indetto il coprifuoco e, con attività di volantinaggio, i siriani sono stati invitati a tornare nel loro paese. Noi non rimaniamo a guardare: ho dato mandato ai comandanti che operano sul terreno di intensificare le attività di prevenzione - seppure in modo discreto, per non allarmare la popolazione - con l'introduzione di pattugliamenti appiedati di militari nostri e delle LAF e tramite l'intensificazione delle attività in aiuto alla popolazione». Gli Usa hanno dato un segnale di apertura sul supporto finanziario al Libano, nonostante il legame storico che li lega a Israele. Che significa ? «Il Libano è un vero ago della bilancia per la completa stabilizzazione in tutto il Medioriente. L'elemento di migliore coesione interna è costituito dalle LAF, che si sono distinte con valore nel tentativo di garantire la stabilità nel nord del Paese e nei dintorni dei campi profughi palestinesi. Nonostante i rapidi progressi, le LAF necessitano però di un sostegno esterno. Per questo, il progetto International Support Group ha da poco donato loro, con un accordo firmato tra Francia e Arabia Saudita, tre miliardi di dollari. A questi si aggiungerà un miliardo di dollari erogato dagli Stati Uniti. Ciò dimostra che l'intera comunità internazionale, compresi gli USA, è consapevole della necessità di migliorare le capacità delle LAF per mantenere la calma in un'area che ha davvero bisogno di un attimo di respiro. Possiamo dire che, grazie alla mediazione italiana, finalmente Israele e Libano "si parlano"? «Direi di sì. Disponiamo di uno strumento unico che consente alle due nazioni di relazionarsi: il meeting tripartito. In una palazzina al confine tra i due paesi, con cadenza quasi mensile, ha luogo una riunione tra i rappresentanti israeliani e libanesi, alla presenza del Force Commander di Unifil. Fino a poco tempo fa, israeliani e libanesi, pur trovandosi faccia a faccia all'interno della stessa stanza, comunicavano fra loro solo per l'interposta persona del Force Commander. Da tre mesi circa, dietro mio invito, hanno finalmente accettato di dialogare direttamente fra loro, sempre, ovviamente, con la mia mediazione. Non mancano dispute e controversie, spesso incentrate su piccole problematiche, la cui mancata soluzione però potrebbe avere ripercussioni strategiche immense». (Foto Antonio Masiello)
"Grazie alla mediazione italiana ora libanesi e israeliani si parlano"
Parla il comandante del contingente delle Nazioni Unite nel Sud del Paese dei Cedri, il generale di divisione Luciano Portolano
