Esteri

Jihadisti infiltrati tra i profughi

Ora è ufficiale, la Procura di Palermo conferma le nostre inchieste. I terroristi dell'Isis arrivano con gli immigrati che sbarcano in Italia

I terroristi dell'Isis arrivano in Italia infiltrandosi tra gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste. Il rischio, fino ad ora considerato un'ipotesi remota, è al centro di un'indagine della Procura di Palermo che, a seguito anche di informazioni arrivate dall'intelligence, ha deciso di aprire un fascicolo. Gli accertamenti degli inquirenti riguarderanno appunto l'arrivo di quasi 200mila profughi sulle coste della Sicilia nell'arco del 2014. Un numero elevato di persone approdato in Italia quasi sempre senza documenti, dichiarando provenienza e generalità spesso difficili da verificare. L'indagine è ancora nella fase iniziale e ha preso spunto anche a seguito del drammatico sbarco avvenuto a Lampedusa il 3 ottobre 2013 e in cui morirono centinaia di immigrati. Il fascicolo è nelle mani del sostituto procuratore Calogero Ferrara, che fa parte del pool terrorismo assieme ai sostituti Barbiera e Ravaglioli, coordinato dal procuratore capo Leonardo Agueci. L'esigenza è di far luce su un fenomeno che ormai ha raggiunto dimensioni notevoli e che, oltre ad alimentare il rischio terrorismo, agevola in parte anche il traffico di esseri umani. L'Isis, nel suo business core, oltre ad avere la ricostruzione del Califfato sui territori oggi interessati dalla guerra, prevede anche l’estensione della jihad attraverso l'invasione dell'Occidente. Una sorta di virus da iniettare perchè vada in circolo nel mondo degli infedeli e lo infetti con il radicalismo islamico. I continui sbarchi di immigrati sulle nostre coste, dunque, rappresentano un'occasione da non perdere. E così, tra centinaia di disperati che fuggono da guerra e violenze , si insinua il male. Terroristi infarciti di fanatismo religioso e pronti a muoversi per reclutare e indottrinare altre leve, ma anche per portare a termine essi stessi azioni. La Libia, come noto, è uno dei principali punti di snodo del fenomeno migratorio verso le nostre coste. L'Italia, secondo quanto riferito da fonti di intelligence europee, è il trampolino di lancio per gli jihadisti che abbandonano Paesi come Siria, Iraq e Afghanistan per giungere nel cuore dell'Occidente e continuare la guerra santa. I mujaheddin, prevalentemente, si dirigono verso Stati esteri come Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda, Belgio e Svezia. Gli elementi "a rischio" transitati nel nostro Paese sarebbero circa 1750. In maggioranza si tratta di irakeni, ma non mancano siriani, nigeriani, tunisini, algerini e libici. Una volta messo piede a terra, poi, attraverso una serie di contatti, riescono a dileguarsi. Per i mujaheddin che rimangono in Italia, il compito è quello di indottrinare e reclutare altri combattenti, anche se l'obiettivo principale resta Roma, e in particolare il Vaticano. A tal proposito gli analisti internazionali hanno il forte sospetto che nella Capitale possano trovarsi alcuni reduci provenienti da Iraq e Siria, che però non sono italiani. Si tratta di combattenti probabilmente in transito verso altri Stati europei, che hanno utilizzato gli sbarchi per facilitare il ritorno in Occidente. Una volta in Italia, poi, attraverso le basi di appoggio fornite da estremisti islamici presenti sul territorio nazionale e nella Capitale, organizzano altri itinerari per raggiungere le cellule sparse in Europa e non solo. L'immigrazione incontrollata che interessa l'Italia, poi, entra a pieno titolo nella nuova filiera della jihad che, rispetto agli anni '80 e '90, ha cambiato decisamente pelle. In passato i musulmani nel nostro Paese provenivano prevalentemente da Stati che avevano messo fuori legge i partiti politici islamici radicali, costringendo gli aderenti a chiedere ed ottenere asilo politico. La realtà dei nostri giorni è mutata. Oltre alle seconde generazioni, ormai numerose e radicati sul territorio, la percentuale più rilevante di musulmani giunge in Italia con gli sbarchi. Di questi il 4% ha una reale possibilità di intraprendere e portare avanti il jihad, attraverso dinamiche difficili da intercettare e fermare. Questa massa di immigrati, in alcuni casi, è il terreno fertile in cui l’estremismo islamico attinge per creare i nuovi "Shahid", martiri della «guerra santa».

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