La costa della Florida non è mai stata così vicina. Sono passati 55 anni da quando l'isola dei caraibi venne etichettata come il peggior pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti. Non serve citare film o libri di storia per raccontare l'importanza della notizia di oggi, quella del disgelo tra i due paesi. Politicamente isolata, Cuba, rappresenta fino a pochi anni fa il sogno di una rivoluzione sconfitta. L'impresa di un pugno di liberali poi convertiti all'ideologia comunista, la deposizione del regime di Fulgencio Batista finita per diventare la vittoria di Mosca. La terra degli affari americani, trasformato in un satellite rosso. In un massimo pericolo a largo dello stato americano. Poche miglia che segnano la distanza tra due mondi. E' trascorso mezzo secolo dalle comunicazioni al filo di lana tra il presidente J. F. Kennedy e l'omologo Nikita Kruscev. Quella settimana di tensione spaccò il mondo, lasciando col fiato sospeso tutti. Il dietrofront dei sovietici e l'embargo che ne seguì sono storia. Anni di esìli e proteste. Di paura e di carcere. La crisi, quella bellica, dei missili nucleari, infatti, rappresenta un simbolo di superiorità del blocco occidentale e segnano inevitabilmente una progressiva apertura alle istanze democratiche di L'Avana. Un percorso lungo quasi una vita, quella di Fidel Castro e dei suoi uomini. Il ravvicinamento ha il volto di altri interpreti. Da una parte il fratello di Castro, Raùl, il volto buono del regime, e quello di Barack Obama. La repubblica socialista cubana è, dopo quella della Corea del Nord, la più longeva barricata del comunismo. Sopravvissuta al crollo dei muri del Novecento, ma non a Fìdel. Una vita da lìder maximo ai piedi del gigante statunitense. L'apertura a Ovest. Si parla di "normalizzazione" dei rapporti, iniziata con uno scambio di prigionieri, cui seguiranno l'apertura delle rappresentanze diplomatiche, un allentamento dell'embargo e la rimozione delle restrizioni sui viaggi. Un risultato raggiunto grazie al coinvolgimento del Vaticano che, secondo il senatore Richard Durbin, ha svolto un ruolo importante nei negoziati andati avanti per un anno. "Aprire le porte a Cuba per il commercio, i viaggi e lo scambio di idee creerà una forza di positivo cambiamento che in oltre 50 anni di nostra politica di esclusione non abbiamo potuto raggiungere", sottolinea Durbin. Obama è riuscito a riportare a casa il contractor Alan Gross assieme a un agente segreto americano, ma è finito nella bufera per aver accettato di riconsegnare al presidente Raul Castro tre 007 cubani arrestati nel 2001 con l'accusa di spionaggio. I tre fanno parte dei Cuban Five, un gruppo di cinque ufficiali dei servizi segreti appartenenti al cosiddetto Wasp Network, che raccoglieva informazioni riservate su importanti leader cubano-americani in esilio e sulle basi militari Usa. Scambiare Gross con "criminali condannati, rappresenta un precedente estremamente pericoloso", accusa il presidente della Commissione Esteri del Senato Usa, Bob Menendez. "Bisogna essere chiari", ha incalzato Menendez, "non si tratta di un atto umanitario del regime di Castro, è uno scambio di spie condannate per un americano innocente". Durissime critiche anche da parte della comunità degli esuli cubani a Miami. ll senatore Marco Rubio, repubblicano e possibile candidato alle presidenziali 2016, specifica di come "si tratti di iniziare una strada per fornire, nel tempo, quell'ascensore economico di cui il regime di Castro ha bisogno". Per Rubio l'apertura e la fine dell'embargo è "un precedente pericoloso di cui gli americani pagheranno le conseguenze". La soddisfazione del Vaticano. Papa Francesco esprime vivo compiacimento per la storica decisione dei governi degli Stati Uniti e di Cuba di stabilire relazioni diplomatiche, al fine di superare, nell'interesse dei rispettivi cittadini, le difficoltà che hanno segnato la loro storia recente. Nel corso degli ultimi mesi, il Santo Padre Francesco scrive al presidente Castro e a Obama per invitarli a risolvere questioni umanitarie d'interesse comune, tra le quali la situazione di alcuni detenuti, al fine di avviare una nuova fase nei rapporti tra le due parti. E successivamente "la Santa Sede, accogliendo in Vaticano, nello scorso mese di ottobre, le delegazioni dei due paesi, ha inteso offrire i suoi buoni offici per favorire un dialogo costruttivo su temi delicati, dal quale sono scaturite soluzioni soddisfacenti per entrambe le parti". Il Vaticano continuerà ad assicurare il proprio appoggio alle iniziative che le due nazioni intraprenderanno per incrementare le relazioni bilaterali e favorire il benessere dei rispettivi cittadini. Il rilascio di Gross. "Il rilascio per motivi umanitari di Alan da parte del governo cubano rimuoverebbe un ostacolo alla creazione di relazioni costruttive fra Stati Uniti e Cuba", aveva detto Obama qualche settimana fa in un comunicato emesso in occasione del quinto anniversario dell'arresto di Gross. Gross viene arrestato nel dicembre 2009, mentre lavora per allestire un accesso internet per conto dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (Usaid). La rete in allestimento, al suo quinto viaggio a Cuba, è in grado di aggirare la censura del governo sulla rete. L'Avana considera i programmi dell'Usaid sull'isola come tentativi illegali di minare la propria autorità e Gross è condannato a 15 anni di prigione. Obama annuncia nella stessa occasione una serie di misure definite dai funzionari statunitensi citati dalla Cnn il più ampio cambiamento nella politica americana verso Cuba dall'introduzione nel 1962 di un embargo commerciale contro l'isola. Alla stessa ora dovrebbe intervenire il presidente cubano Raul Castro. Gli Stati Uniti sono pronti ad aprire un'ambasciata all'Avana. E agli esuli non resta che brindare al cambiamento: "Un cuba libre per favore, e viva la libertad".
Cuba, la svolta storica nei rapporti con gli Usa
Scambio di prigionieri e avvio di relazioni diplomatiche dopo 50 anni di silenzio. Barack Obama e Raul Castro insieme per il crollo dell'ultimo muro comunista.
