Nessuno credeva che sarebbe diventato così imponente, il movimento PEGIDA. Alcuni tedeschi erano arrivati a chiamarli “i nazisti in gessato”, adesso però il gruppo di fanatici anti-islamici sta cominciando a destare qualche preoccupazione in Germania. Si vantano di fare manifestazioni illegali e ne parlano come se fossero delle “passeggiate serali” in città. Il PEGIDA, Patriotische Europäer Gegen die Islamisierung des Abendlandes, un neonato movimento antistranieri, sta crescendo a vista d’occhio. Lunedì sera, migliaia di poliziotti saranno schierati a Dresda, nella parte orientale della Germania, in Sassonia, per la manifestazione del PEGIDA, la nona settimana di seguito. La sua prima manifestazione, pubblicizzata su Facebook e altri social media, aveva attirato appena 200 supporter, un fiasco totale. Ma la scorsa settimana sono saliti a oltre 10mila, e nella notte di lunedì si stima che il gruppo crescerà di altri duemila elementi. «Loro fomentano in maniera subdola la xenofobia, con una strategia molto lucida e disincantata». Dice Ralf Jäger, ministro degli Interni dello Stato del Nord Reno Westphalia, parlando al Welt am Sontag. «Dobbiamo smascherare questi sobillatori». Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha preso ufficialmente una posizione di condanna del gruppo, dicendo: «Non c’è posto in Germania per l’antisemitismo e l’islamofobia, odio e altre forme di odio contro lo straniero». Eppure, ai politici tedeschi si è presentato il problema su come scindere il grano dal loglio: come, ossia, distinguere le naturali proteste di tanti tedeschi pacifici, scontenti solamente delle politiche governative, dai neonazisti duri e puri che cavalcano l’onda dell’antipolitica. Almeno i due terzi dei tedeschi, secondo una ricerca commissionata dal giornale Spiegel al TNS Institute, credono che il governo della Merkel non si stia occupando adeguatamente del problema dei richiedenti asilo, dell’immigrazione. Il 34% crede che la Germania sia sottoposta a un processo di “Islamizzazione”. Ai manifestanti stessi è stato spiegato di non parlare assolutamente con i media. Nonostante tutto, il PEGIDA continua a manifestare nelle città tedesche al canto di “Wir sind das Volk”, “Noi siamo il popolo”, una frase che veniva scandita nelle manifestazioni contro il muro di Berlino nel 1989. I militanti del PEGIDA, sempre per seguire quella scia, hanno deciso di chiamarsi “Montagsdemos”, quelli del “Lunedì in manifestazione”, proprio come chi si riuniva 25 anni fa per protestare contro il muro che divideva in due la Germania. Aver ripreso il nome del movimento che ha cambiato la storia della Germania ha dato un grande appeal al PEGIDA, nonostante ci siano tra le fila dei personaggi dichiaratamente nazistoidi, o hooligans ben conosciuti alle forze dell’ordine, come sa bene il gruppo della polizia federale per la Protezione della Costituzione. «Questi sobillatori sono senza dubbio degli estremisti di destra». Ha dichiarato il portavoce. Il PEGIDA è guidato da Lutz Bachmann, 41enne figlio di un macellaio, che gestisce una azienda di pubbliche relazioni. Il movimento si è espanso a macchia d’olio in tutta la Germania in pochissimo tempo. Il gruppo è diviso anche in sezioni: Legida, è la parte che si trova a Leipzig, mentre il Bogida è la branca di Bonn, infine a Darmstadt è conosciuto come Dagida. Come nella migliore tradizione antipolitca, i leader del movimento cercano di veicolare il migliori istinti della folla durante le manifestazioni: come quando a Dresda, nella scorsa manifestazione, Bachmann si è rivolto alla platea parlando di «lusso inaccettabile per gli immigrati, mentre molti pensionati tedeschi non riescono a permettersi neanche una fetta di dolce». Bachmann, criminale con dei precedenti per furto con scasso (tre anni di galera) e con una sentenza passata in giudicato per possesso di droga, ha dichiarato che lui è «solo una parte insignificante del Pegida». In una rarissima intervista rilasciata al Süddeutsche Zeitung, si è definito «un piccolissimo ingranaggio in una macchina molto più grande». Gli scienziati politici sostengono che proprio il fatto di essersi presentati come un movimento indifeso è stato la mossa giusta per far diventare il gruppo molto più insidioso di quanto si sia sospettato fin dall’inizio. «Qualcosa di nuovo sta succedendo qui». Ha detto Hajo Funke, ricercatore esperto in movimenti estremisti nella Libera Università di Berlino. «Non vedevamo una cosa simile da anni nella destra estrema». Funke sostiene che persino il nome del gruppo è esplosivo. «Non è altro che una chiamata alle armi per tutti militanti della destra estrema», ha detto, paragonando il tutto alla propaganda del III Reich. I manifestanti condannano senza se e senza ma come criminali tutti i richiedenti asilo. Tra i manifestanti, come si è già detto, molti neo nazisti, sostenitori di movimento no euro e il partito Alternativa per la Germania. Non ci sono distinzioni di età: vecchi e giovani, famiglie con bambini. Se parlano con i giornalisti si lamentano del costo della vita, della mancanza di opportunità di lavoro, dei salari bassi e delle pensioni misere, riconducendo il tutto al peso del mantenimento degli stranieri. Il risentimento tedesco nei confronti degli immigrati, spesso provenienti da paesi come la Siria, Somalia, l’Iraq è cresciuto esponenzialmente negli ultimi mesi. Lo scorso venerdì, un rifugio per immigrati, è stato seriamente danneggiato da quello che sembra essere stato, a tutti gli effetti, un attacco anti-immigrati. Svastiche sono stati disegnate sui muri di tutto l’edificio. Un movimento di opposizione al PEGIDA si riunirà nelle stesse ore per far capire che «nonostante tutto questo buio, a Dresda c’è ancora luce», come ha dichiarato in una nota il “Dresden Stellt Sich Quer”, la “Difesa di Dreda”.
Pegida, il movimento anti-Islam che vuole conquistare la Germania
Tedeschi scontenti per le politiche governative sull'immigrazione. Le manifestazioni dei "patrioti europei uniti contro l'islamizzazione dell'Occidente" crescono di settimana in settimana
