Sono le persone che combattono l’Ebola gli eroi del 2014 per la rivista Time. Il settimanale, che nomina annualmente una persona che ha rappresentato al meglio l’anno che si sta chiudendo, ha deciso di premiare chi milita in prima fila per combattere la malattia che ha decimato migliaia di persone. Nel 2013 la rivista aveva nominato Papa Francesco uomo dell’anno. Come motivazione la redazione del Time ha citato un proverbio: "Non le armi scintillanti combattono la guerra, ma il cuore degli eroi". Eroi, per Time, sono tutti quei volontari che combattono giorno per giorno per cercare di arginare il problema. Nancy Gibb, il caporedattore della rivista, ha spiegato così la decisione: "Hanno corso dei rischi e hanno insistito, fatto sacrifici e salvato delle vite". I dati dell'Oms. Nel frattempo l'Organizzazione Mondiale della Sanità fa sapere che la lotta non è ancora finita. Il virus che ha ucciso migliaia di persone in Africa "è ancora molto avanti" rispetto alle capacità occidentali di contenerlo. Certo Margaret Chan, il direttore generale dell'Oms, ha confermato la notizia che in alcune zone del mondo più colpite dalla malattia sono stati osservati dei miglioramenti, ma non bisogna assolutamente "sedersi sugli allori". Il rischio per il mondo "è ancora presente" mentre l’epidemia continua, ha dichiarato Chan, che ha anche riconosciuto l’errore di valutazione dell’Oms nel valutare il pericolo e agire con la dovuta celerità. Quindi ha diffuso dati secondo cui in Guinea, Liberia e Sierra Leone il numero dei morti è salito a 6.331. Mentre sono più di diciassettemila le persone infette secondo i dati diffusi. "In Liberia stiamo cominciando a vedere lievi miglioramenti, specialmente nella contea di Lofa, vicino alla zona nella quale c’è stato il primo focolaio epidemico, e nella capitale - ha spiegato - I casi in Guinea e Sierra Leone sono meno pericolosi di un paio di mesi fa, ma si osservano ancora troppi casi. La situazione non è così critica come a settembre ma adesso stiamo dando la caccia al virus, gli stiamo dietro. Speriamo di portare il numero dei casi a zero". I dati ufficiali non registrano l’intera parabola del focolaio. In agosto, l’Oms aveva messo il mondo in allarme dicendo che i dati dell’epidemia erano "largamente sottostimati" a causa del numero di persone che non dichiaravano di essersi ammalate di Ebola. Una parte del lavoro è consistita, ha aggiunto Chan, nello spiegare alle comunità locali la reale pericolosità del virus e mettere in atto un programma efficace di sensibilizzazione sul tema: "Molti team di esperti, che sono andati nei villaggi a spiegare quale fosse il livello reale di pericolo, sono stati attaccati dagli abitanti spaventati. Quando vedono arrivare persone in tute che sembrano quelle spaziali, che si portano via i loro cari, sono pieni di paura. Così nascondono i malati nelle case, e la cosa peggiore, nascondono i corpi infetti". "Questa cosa – ha proseguito – è molto pericolosa, aiuta la malattia a espandersi. Dobbiamo portare le comunità locali dalla nostra parte nella lotta all’Ebola. La partecipazioni dei villaggi è critica nella guerra contro il virus". Quindi ha concluso: "È giusto riconoscere che, sia il mondo sia l’Oms, hanno fallito nel non dare peso all’emergenza fin da subito, rifiutandosi di vedere cosa stesse accadendo proprio di fronte ai nostri occhi. Ovviamente, col senno di poi, posso dire che avremmo potuto fare molto di più".
Time sceglie le persone dell'anno. Premiato chi combatte Ebola
L'Oms parla di "miglioramenti" nelle zone più colpite dalla malattia: "Ma non bisogna sedersi sugli allori. Il rischio è ancora presente"
