Esteri

Netanyahu licenzia i ministri e va alle elezioni

Il premier risponde con la crisi agli attacchi dei centristi. E la Francia vuole riconoscere la Palestina

Ministri centristi licenziati ed elezioni anticipate. La decisione del premier israeliano Netanyhau era nell’aria da qualche giorno e ieri è stata ufficializzata. Il capo del governo ha annunciato che a breve scioglierà il Parlamento e chiamerà il Paese alle urne. La decisione segue l'ordine di silurare il ministro delle Finanze, Yair Lapid, a capo del partito Yesh Atid, e la responsabile di Hatnua, il ministro della Giustizia Tzipi Livni, autori «nelle ultime settimane e negli ultimi giorni di duri attacchi contro il governo che presiedo» ha detto il premier. All’origine dello scontro nella maggioranza c’è soprattutto la differente visione nei rapporti con i palestinesi. Livni, poche ore prima dell'incontro previsto con Netanyahu, lo aveva accusato di «incitare settori di Israele uno contro l'altro», alla guida di un governo caratterizzato da «estremismo, provocazione e paranoia», incapace di combattere il terrorismo e di sostenere «la libertà e il sionismo». Non meno morbido era stato Lapid, che aveva definito «irresponsabile» Netanyahu, puntando il dito contro l'accordo con i partiti ultra-ortodossi che il premier ha cercato in questi giorni in vista della crisi politica. «Il licenziamento di ministri - ha aggiunto - è un atto di codardia e di perdita di controllo». Ulteriori tensioni derivano dal voto con cui ieri l’Assemblea Nazionale francese ha approvato una mozione non vincolante per il riconoscimento dello Stato di Palestina. La risoluzione, che segue analoghi provvedimenti in Spagna e Gran Bretagna, è passata con 339 voti a favore e 151 contrari. Una decisione che secondo Israele «ridurrà le possibilità di raggiungere un accordo tra Israele e i palestinesi».

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