Esteri

«La violenza religiosa va condannata»

Il Papa in Turchia ricorda le comunità vittime dei fondamentalisti dell’Isis Elogia lo sforzo per accogliere i profughi ma chiede parità di diritti e doveri

Un viaggio all’insegna del dialogo interreligioso e culturale, di quell’«incontro» tra realtà differenti e spesso distanti che sta tanto a cuore a Papa Francesco. È iniziata da Ankara, con la parte ufficiale, la visita in Turchia del Pontefice che ha deposto rose bianche e rosse al cenotafio di Ataturk, il padre della Turchia laica, prima di essere ricevuto nel sontuoso palazzo da oltre mille stanze del presidente Erdogan. Il quale non ha perso l’occasione per pronunciare un discorso politico dai toni piuttosto accesi: «Nei paesi occidentali sta crescendo l'intolleranza e le persone sono giudicate in base alle religioni alla quale appartengono, a volte etichettate come se fossero collegate con il terrorismo. Sta crescendo l'islamofobia». Poi l’affondo contro il presidente siriano Assad: «Ci sono terrorismi personali e c’è un terrorismo di Stato. In Siria c’è una persona che promuove il terrorismo di Stato». La replica di Francesco è stata di tutt’altro tenore. «Occorre portare avanti con pazienza l’impegno di costruire una pace solida, fondata sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo - ha detto il Papa - Per questa strada si possono superare i pregiudizi e i falsi timori». Poi un pensiero al Medio Oriente: «Per quanto tempo dovrà soffrire ancora a causa della mancanza di pace?». Elogiando lo sforzo della Turchia nell’accoglienza dei profughi (più tardi, nella visita alla Dyanet, il Dipartimento islamico del governo turco, dirà che «sono due milioni»), il Papa ha sottolineato che «occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo» la «solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, lo sforzo di garantire a tutti il necessario per una vita dignitosa». Ed ha aggiunto che se «è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del diritto internazionale» ha anche sottolineato «che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare». Temi toccati anche nel corso della visita alla Dyanet, dalla quale Francesco è uscito mano nella mano con il Gran Muftì Gormez. Esortando cristiani e musulmani a «un dialogo creativo», il Pontefice è tornato ad esprimere tutta la sua preoccupazione per la situazione del Medio Oriente «veramente tragica, specialmente in Iraq e Siria. Tutti soffrono le conseguenze dei conflitti e la situazione umanitaria è angosciante. Penso a tanti bambini, alle sofferenze di tante mamme, agli anziani, agli sfollati e ai rifugiati, alle violenze di ogni tipo. Particolare preoccupazione desta il fatto che, soprattutto a causa di un gruppo estremista e fondamentalista, intere comunità, specialmente – ma non solo – i cristiani e gli yazidi, hanno patito e tuttora soffrono violenze disumane a causa della loro identità etnica e religiosa. Sono stati cacciati con la forza dalle loro case, hanno dovuto abbandonare ogni cosa per salvare la propria vita e non rinnegare la fede. In qualità di capi religiosi, abbiamo l’obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani. La violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna». Questa mattina il Papa volerà ad Istanbul dove questa sera incontrerà in forma privata il patriarca ortodosso Bartolomeo.

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