Esteri

Ferguson brucia. Non verrà incriminato l'agente che ha ucciso Michael Brown

Le decisione del Gran Jury fa esplodere la protesta. Notte di scontri. Spari, incendi e negozi danneggiati VIDEO

«Forse la peggiore notte dopo l’inizio delle rivolte qui a Ferguson». Così un poliziotto commenta gli scontri iniziati dopo la diffusione della notizia che il Gran Jury, una giuria popolare di 12 persone estratta a sorte, composta di 9 bianchi e tre neri, non ha incriminato il poliziotto accusato dell’omicidio di Michael Brown. St Louis, nella periferia di Ferguson, è stato devastata da una notte di scontri. Il capo della polizia di zone, Jon Belmar, ha dichiarato di aver sentito almeno 150 colpi sparati dalla folla. Michael Brown è stato ucciso il 9 agosto scorso da un poliziotto. A causa delle circostanze poco chiare sulla sua morte, e per il comportamento settario della polizia che preferì coprire tutto anziché dire subito la verità, St Louis divenne il centro di una rivolta che si è tinta presto di connotazioni razziali. Molti esponenti influenti della comunità afroamericana si sono spesi in prima persona perché il poliziotto che ha sparato, Darren Wilson, fosse accusato di omicidio. Il Presidente Obama si è unito, lunedì, alla famiglia Brown per cercare di riportare la calma, imponendo agli americani di accettare la decisione che «il Jury aveva tutto il diritto di scegliere». «Non ho visto molte manifestazioni pacifiche questa notte». Ha detto Belmar. «Sono molto scoraggiato da questo. Tutto è sfuggito al controllo». Almeno una dozzina di negozi hanno subito «danni irreparabili», ha detto il capo della polizia. Due le auto della polizia totalmente distrutte. «Io non credo che fossimo impreparati – ha aggiunto Belmar – ma, a meno che non si portino qui diecimila uomini, non penso saremo in grado di fermare altre persone che abbiano intenzione di disintegrare questa comunità». I manifestanti hanno eretto delle barricate nelle strade, inveendo contro la polizia. Alcuni di loro sono stati visti urlare “assassini” contro le forze dell’ordine. La polizia ha risposto caricando e lanciando fumogeni o gas lacrimogeni. Charles Miller, un manifestante, ha spiegato che, pur non condividendo l’uso della violenza, può capire benissimo il perché le persone siano arrabbiate: «Non si può pensare che sia lecito sparare a un diciottenne per strada, peraltro disarmato, indipendentemente da come siano andate le cose». «Lui era un adolescente disarmato – ha continuato Miller – e tu un agente addestrato per combattere il crimine. Penso proprio che le persone abbiano tutto il diritto di essere arrabbiate». Robert McCulloch, il Pubblico Ministero, cercando di spiegare le motivazioni che hanno spinto il Jury a prendere la decisione di non incriminare Wilson, ha spiegato che il loro lavoro è distinguere tra la realtà e la fiction. La realtà, ha aggiunto, è che molte delle testimonianze rese da chi dice di aver visto i fatti, sono state contraddette dalle prove fisiche. «I giudici hanno messo il cuore nel prendere questa decisione», ha concluso. I manifestanti, per strada, hanno continuato a cantare: «Mano in alto non sparate». Un chiaro riferimento alla dichiarazione di alcuni testimoni che hanno detto di aver visto Brown con le mani alzate in segno di resa all’ufficiale che poi ha fatto fuoco. La versione della polizia è, manco a dirlo, diversa. Secondo le forze dell’ordine tra i due ci sarebbe stata una colluttazione, prima che il poliziotto sparasse. Quando è stato chiamato a testimoniare, Wilson ha raccontato che il ragazzo lo avrebbe spinto nell’auto, lo avrebbe colpito e poi avrebbe cercato di strappargli la pistola.

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