Si può misurare la cattiveria umana? Sì e i dati dimostrano che negli ultimi annI è salito il numero degli attentati terroristici nel mondo. Secondo uno studio internazionale condotto sull’argomento, tra il 2012 e il 2013 il numero di violenze religiose terroristiche è salito del 61%. Nel 2013 sono quasi diecimila gli attacchi, un aumento del 44% rispetto all’anno precedente, secondo il Global Terrorism Index 2014. I più coinvolti nella lotta per aggiudicarsi la medaglia del miglior gruppo assassino terrorista sono l’Islamic State, al-Qaeda, Boko Haram e i talebani afghani. Il paese più colpito al mondo è l’Iraq mentre sono 18mila le vite strappate per mano di terroristi assassini dagli attacchi del 2013. Steve Killelea, presidente esecutivo, ha detto alla BBC che il picco di attentati terroristici è stato causato dalla guerra civile in Siria, iniziata nel 2011. «La destabilizzazione siriana – ha spiegato –ha fatto tracimare incertezza politica, sociale ed economica in Iraq; e qui è la causa dell’esplosione del terrorismo nella zona». Il report classifica i Paesi rispetto alla gravità degli attentati, il numero, le morti e i feriti e i danni alle proprietà. I Paesi di area OCSE subiscono solo il 5% degli attacchi ma, dal 2000, sono quelli che sopportano gli attentati più sanguinari. Come per esempio quello delll’11 settembre agli Stati Uniti, il 2004 a Madrid, il 2005 a Londra e l’attentato in Norvegia del 2012, l’unico di matrice non religiosa. Nel 2013 i paesi OCSE più colpiti sono stati la Turchia e il Messico, con il più alto numero di morti, rispettivamente 57 e 40. Nel report è spiegato che i quattro gruppi terroristi: Al-Qaeda, i talebani, Boko Haram e l’IS sono, da soli, responsabili del 66% dei morti. Tutti e quattro i gruppi usano «ideologie religiose basate su una interpretazione estremista del wahabismo - ha spiegato sempre Killelea -. Per contrastare il braccio violento della religione, i teologi moderati sunniti dovrebbero essere aiutati nella loro lotta interna all’Islam». Il problema è trovare teologi sunniti moderati. «È importante che la risposta arrivi dai paesi interessati e non da paesi terzi». Ma, sempre secondo il rapporto, i motivi religiosi non sono i soli. «Ci sono molti paesi a maggioranza islamica pacifici che non soffrono di questo tipo di attacchi terroristici: Qatar, Kuwait, Emirati Arabi». Killelea nel fare questo elogio pare però dimenticarsi che sono tutte dittature o quasi. In molte parti del mondo «è molto più probabile che il terrorismo sia guidato da motivi politici, nazionalistici o separatistici». Per il report sarebbero tre le cause principali alla base del terrorismo globale: estrema ostilità sociale tra differenti gruppi etnici; la presenza di una violenza di Stato e infine un alto livello di violenza. Killelea ha spiegato che già esistono figure di sunniti moderati che già agiscono contro il terrorismo, senza però fare nomi. «È molto difficile, per i paesi occidentali combattere ideologicamente il fanatismo». Ciò nonostante «l’Occidente può essere sicuramente d’aiuto per creare policy migliori e anche per creare condizioni di vita migliori che tolgano terra sotto ai piedi al terrorismo». Insomma, l’Occidente deve metterci i soldi ma non deve spiegare agli altri come agire contro il terrorismo. Sul 2014 Killelea non si sbilancia: «Non voglio fare predizioni su quest’anno, ma ho impressione che non sarà migliore».
Aumentano gli attentati terroristici nel mondo
Secondo il Global Terrorism Index nel 2013 quelli di matrice religiosa sono saliti del 61%. Tra i gruppi più attivi Is, Al-Qaeda, Boko Haram e i talebani afghani
