Esteri

L'Isis perde la raffineria di Baiji

L'esercito iracheno avrebbe liberato una delle principali fonti di approvvigionamento energetico del Paese

Esultano gli iracheni, meno l’ISIS. Sembra che, dopo mesi di combattimenti, la raffineria di Baiji, una delle principali fonti di sostentamento del governo iracheno sia quasi libera dall’assedio dei terroristi islamici. Le truppe irachene, aiutate da combattenti sciiti pro governativi, sono riuscite a prendere il controllo dell’autostrada che porta verso la città di Baiji. Certo, la notizia è ancora da confermare; i residenti sostengono che l’esercito sia a pochi chilometri di distanza e la fine dell’assedio che va avanti da cinque mesi è imminente. Il ministro della Difesa iracheno già canta vittoria: da Baghdad sostiene che la raffineria è al sicuro, ma tre ufficiali dell’esercito e due talpe dalla zona interessata dicono che è ancora prematuro dare per certa la sconfitta degli assedianti. Chi è sul posto dà conferma che buona parte delle truppe dell’IS ha già abbandonato la sua posizione intorno alla raffineria, ma conferma che le truppe governative sono ferme oltre 700 metri indietro dalla raffineria, trovando la strada sbarrata da centinaia di mine, cecchini e dalla possibilità di una controffensiva dell’IS. Nonostante l’avanzata delle truppe dello Stato iracheno, molte delle città intorno l’area della raffineria continuano a essere controllate dai terroristi o dai suoi alleati sunniti delle tribù alleate; inoltre, tutto fa pensare che l’IS stia pensando a una controffensiva in grande stile. «Teniamo sotto controllo la via d’accesso alla città e anche gli impianti». Dice al telefono un ufficiale dell’esercito iracheno da Baiji, che preferisce parlare solamente dopo l’assicurazione dell’anonimato perché non autorizzato a parlare con i giornalisti. «Ma Daaash e le tribù controllano ancora buone porzioni della città – ha aggiunto – siamo a un kilometro dalla raffineria, ma ci sono cecchini dovunque e mine sparse a caso da togliere prima di poter avanzare». Daash è l’acronimo arabo dell’ISIS. Un altro militare dà una versione più edulcorata della situazione, confermando che le truppe governative sono già nella raffineria e che la presenza dell’IS nella città si limita ai cecchini e agli attentatori suicidi. Questo a dimostrazione della difficile situazione in cui versa l’esercito di Baghdad, frastornato da ordini spesso in contraddizione tra di loro e a volte palesemente inadeguato a far fronte alle truppe fanatiche dell’ISIS. Sempre lo stesso ufficiale, alla newscom ha detto che l’esercito tiene sotto controllo il centro della città, grazie anche all’operazione militare a guida americana con il supporto di attacchi aerei. Sono tante e contradditorie le versioni. Dice il sottotenente Ghaith Hayali: «Grazie ad Allah, abbiamo il controllo della città». «Siamo a un kilometro dagli impianti, la sola cosa che ci ferma sono le esplosioni delle mine che i terroristi hanno piazzato intorno alla raffineria». Hayali spiega che le truppe erano preparate alla presenza di attentatori suicidi ed erano state preparate a fronteggiarli. Secondo Hayali la raffineria sarà sotto il controllo governativo entro sabato. Uno sviluppo che avrebbe conseguenze economiche e politiche notevoli per gli iracheni, senza contare il colpo inferto all’IS, anche a livello morale. Sarebbe anche un monito per gli altri tronconi dell’esercito terrorista che continuano ad avanzare verso Baghdad, come da Anbar nella provincia occidentale della capitale. La fine dell’assedio sarebbe anche un volano economico per il paese. Prima della chiusura forzata, da Baiji arrivava il 40% del petrolio prodotto nel paese. Con la raffineria chiusa l’Iraq importava petrolio dal Kuwait e dalla Turchia a prezzi elevatissimi.

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