Il Califfo del terrore sarebbe vivo ed è tornato a minacciare Roma. Dopo giorni in cui si sono rincorse le voci di un possibile ferimento o addirittura della morte del leader dell’Isis durante un raid delle forze alleate, Abu Bakr al-Baghdadi rompe il silenzio con un massaggio audio. E nella registrazione, della durata 17 minuti, promette: «La marcia dei mujaheddin continuerà finchè non arriveremo a Roma». Una voce registrata, ferma e chiara, che non tradisce alcuna sofferenza e non fa alcun riferimento al raid aereo della coalizione in cui sarebbe rimasto ferito. Sull’autenticità dell’audio sono in corso gli accertamenti da parte dell’intelligence statunitense. Intanto, però, le minacce del capo jihadista sono, ancora una volta, oltre che al resto dell’Occidente, dirette all’Italia e in particolare a Roma, sede del Vaticano. Un messaggio che si ripete, dunque, e che fa il paio con la copertina del quarto numero della rivista dell’Isis, Dabiq, in cui è stata pubblicata l’immagine di piazza San Pietro con la bandiera nera del Califfato issata sull’obelisco. I "crociati", gli "infedeli" che devono essere conquistati, tornano nelle parole dei terroristi, che a questo punto sembrano essere usciti rafforzati dal raid della coalizione capeggiata dagli Usa nella zona di Al- Qaim, in Siria. Qui, durante un incontro con i luogotenenti dello Stato islamico, il Califfo del terrore sarebbe rimasto vittima del bombardamento. Ora, però, la sua voce torna come dall’oltretomba per minacciare ancora l’Occidente e Roma. Nel file audio reperibile in Rete, al-Baghdadi incita i suoi seguaci a portare avanti la jihad contro i "crociati" e fa riferimento a fatti successivi al raid in cui sarebbe stato ferito, come l’invio di altri 1.500 soldati americani annunciato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 9 novembre, il giorno dopo la diffusione di voci di un suo ferimento o uccisione in un raid aereo Usa. Nel messaggio, inoltre, il leader dello Stato islamico sostiene che la campagna militare della coalizione a guida Usa «sta fallendo» e che «il Califfato si è esteso all’Arabia Saudita, Yemen, Egitto, Libia e Algeria», chiedendo di attaccare proprio l’Arabia Saudita, che definisce «testa di serpente». Il Califfo del terrore, dunque, come sempre invita i mujaheddin sparsi in giro per il mondo a compiere azioni in nome di Allah e tuona: «Il vulcano della jihad è esploso ovunque». Messaggi chiari e inequivocabili che portano la firma del terrore e che ribadiscono la volontà di continuare una guerra che conduca la follia degli jihadisti alla ricostituzione del Califfato. Il giallo sul ferimento di al-Baghdadi, però, non è risolto. Rimane da chiarire, infatti, la dinamica del raid della coalizione. L’individuazione del luogo di incontro del Califfo con i suoi luogotenenti, secondo fonti di intelligence occidentale, sarebbe avvenuto grazie agli infiltrati di Bashar al-Assad tra le file dell’Isis. Su ordine di Damasco, però, gli stessi avrebbero informato al-Baghdadi, consentendogli di evitare il peggio, quando già gli aerei statunitensi erano in volo per colpire Al Qaim durante il meeting dei vertici dello Stato islamico. Lo stesso leader jihadista nel file audio di ieri sottolinea che «i raid dei crociati non fermeranno l’espansione dello Stato islamico». E proprio sui raid della coalizione internazionale tende a specificare che si tratta «solo di una farsa mediatica» perchè «gli ebrei e i crociati non hanno bisogno dei piloti effeminati tra i soldati dei governanti del Golfo. E la storia della loro partecipazione nella crociata è solo una farsa mediatica». Barack Obama, intanto, si è detto pronto a cambiare la sua strategia per "distruggere" l’Isis in Siria. Il presidente americano ha chiesto ai suoi consiglieri di mettere a punto un nuovo piano, dopo aver riconosciuto di aver commesso un errore di calcolo sulla dottrina anti-Isis, che inizialmente prevedeva di concentrarsi sull’Iraq (l’8 agosto sono iniziati i raid aerei) e solo dopo (il 23 settembre) in Siria, ma trascurando gli sforzi per abbattere il regime di Damasco. Fondamentale è rimuovere dal potere Bashar Assad. Un equilibrio internazionale delicatissimo, che si muove su linee sottili e impercettibili, dove la differenza la fa solo l’incubo che il terrorismo di matrice islamica semina per la capacità di agire affidata a «lupi solitari», che in Italia secondo fonti intelligence sarebbero 211, e «cellule in sonno».
Al-Baghdadi si rifà vivo: «Arriveremo a Roma»
Nuovo messaggio minaccioso del capo dell’Isis
