La sera del 9 novembre 1989 la tv della Germania Ovest trasmise la notizia che le autorità comuniste avevano deciso di eliminare le restrizioni di viaggio e permettere ai tedeschi dell'Est di viaggiare più o meno liberamente. La notizia derivava da un annuncio confuso fatto dal portavoce del Politburo al potere nell'est, Guenter Schabowski, il quale disse ai giornalisti che le nuove regolamentazioni erano state approvate. Ma quando gli fu chiesto da quando entravano in vigore quelle regole, Schabowski si grattò il capo, indossò gli occhiali e guardò perplesso il suo foglio. Poi alla fine disse: «Per quanto ne so, immediatamente». Migliaia di abitanti di Berlino Est si riversarono verso il confine per raggiungere i loro cari nell'Ovest. Era l’inizio della fine della dittatura comunista, spazzata via nel giro di qualche mese. Il 3 ottobre 1990 ci fu la riunificazione fra Germania Est e Ovest. Ieri, a 25 anni da quella storica data, un milione di persone si sono radunate a Berlino per celebrare l’anniversario mentre sono stati rilasciati 6.800 palloncini che da venerdì sera illuminavano 15 chilometri di percorso della barriera che tagliava in due la capitale tedesca. Alle celebrazioni anche alcuni protagonisti di quella stagione memorabile. L'ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov e l'ex sindacalista, e poi presidente della Repubblica polacca, Lech Walesa sono stati accolti da un’ovazione quando si sono presentati alla Konzerthaus per il concerto celebrativo. Con loro la cancelliera Angela Merkel e il presidente federale Gauck, il sindaco di Berlino Wovereit e il presidente del parlamento europeo Schulz. Gorbaciov, considerato in Germania uno dei massimi artefici della riunificazione del paese per le sue politiche di apertura e trasparenza in Urss, era stato precedentemente premiato dalla fondazione «Cinema for Peace». «È stata una tappa importante nel processo verso la fine della guerra fredda. Ha aperto nuove prospettive per il mondo e in particolare per l'Europa», ha dichiarato Gorbaciov, che tuttavia in precedenza aveva espresso «grande preoccupazione» per «lo spargimento di sangue in Europa e Medio Oriente» e per la «rottura del dialogo tra le grandi potenze. Il mondo si trova sull’orlo di una nuova Guerra fredda e qualcuno dice che sia già cominciata» ha sottolineato. Angela Merkel, nata nell’allora Ddr, ricordando le persone uccise (almeno 136) nel tentativo di passare da Est a Ovest, ha detto che «il giorno della libertà è anche sempre un giorno di commemorazione delle vittime» e ha definito la Germania Est uno «stato ingiusto, un regime di proprietà dell'ideologia. Quando 25 anni fa è caduto il Muro, è stato il momento più felice della nostra storia recente, un sogno diventato realtà». La Merkel ha anche inaugurato presso il Centro commemorativo del Muro, nella Bernauer Strasse, la strada che simbolizza la divisione della città, una nuova esposizione permanente sulla storia del Muro. Anche il Papa all’Angelus ha ricordato l’anniversario, citando un altro dei grandi protagonisti della fine del comunismo, San Giovanni Paolo II: «La caduta avvenne all’improvviso, ma fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita. Tra questi, un ruolo di protagonista ha avuto il santo Papa Giovanni Paolo II. Preghiamo - ha chiesto Francesco - perché, con l’aiuto del Signore e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, si diffonda sempre più una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e perfino uccise a causa del loro credo e della loro religione. Dove c’è un muro, c’è chiusura di cuore. Servono ponti, non muri!».
Berlino in festa come 25 anni fa
Angela Merkel: «Con il crollo del Muro il sogno diventava realtà» Il Papa ricorda il ruolo di Giovanni Paolo II. I timori di Gorbaciov
