Il Procuratore generale Jesus Murillo lo ha detto fin da subito in conferenza stampa: «Ho notizie che non faranno piacere alle famiglie». Alcuni membri di una nota gang messicana, i Guerreros Unidos, hanno infatti confessato di aver massacrato gli studenti scomparsi quasi sei settimane fa. Murillo ha spiegato che i ragazzi sono stati consegnati direttamente dalla polizia ai criminali. Alcuni di loro erano già morti, hanno spiegato i due sospettati: soffocati, oppure uccisi con colpi di pistola alla testa. Gli studenti, in totale 43, erano scomparsi dopo gli scontri con la polizia avvenuti nella città di Iguala il 26 settembre. Da allora, il Messico è sotto gli occhi di tutto il mondo perché la storia arrivi a termine con dei colpevoli chiari e ben definiti. Un portavoce dell’associazione delle famiglie ha spiegato che si rifiutano di credere a quanto spiegato loro da Murillo, e non considereranno morti i ragazzi fino a quando non avranno in mano i risultati di un’analisi forense richiesta a degli scienziati dello Stato argentino che lavorano sul caso. I sospettati, tutti affiliati alla gang criminale dei Guerreros Unidos, sono stati arrestati proprio perché ritenuti responsabili delle sparizioni. Ai parenti delle vittime è stato riferito del ritrovamento di varie sacche piene di resti umani non identificati, trovate sulle rive di un fiume vicino al luogo dove si sono perse le tracce degli studenti. Murillo ha però voluto precisare che sarà molto difficile identificare quei poveri resti, e che le autorità continueranno a considerare come dispersi i ragazzi, almeno fino a quando non ci sarà il test conclusivo del DNA che assegnerà un nome, un viso ai risultati di quella mattanza. Ricerche precedenti avevano portato alla luce delle fosse comuni nella zona, ma i test iniziali avevano escluso che fossero i corpi degli studenti. Murillo ha mostrato una videocassetta nella quale è filmata la confessione dei due sospettati che spiegano di aver caricato gli studenti su dei camion e di averli trasferiti in un campo vicino Cocula, un paese nei pressi di Iguala. Almeno 15, hanno detto i due criminali, erano già morti quando sono arrivati e gli altri sono stati tutti passati per le armi. Un’esecuzione di massa. Sempre Murillo ha spiegato che i corpi sono stati poi bruciati con della nafta, gomme d’auto e plastica. Un’orgia di corpi e fiamme che è durata per 14 ore. «Le fiamme sono durate da mezzanotte alle due del pomeriggio seguente. I criminali non si sono potuti avvicinare ai corpi, per circa tre ore, proprio a causa del caldo insopportabile». Ha spiegato, non senza raccapriccio. Ha spiegato che dopo il fuoco, che non era bastato, i criminali hanno spezzato i resti umani in tanti brandelli e li hanno nascosti nelle sacche per abbandonarli poi vicino al fiume. Nel video si possono vedere gli investigatori che maneggiano dei pezzi di resti umani completamente bruciati ritrovati nelle sacche di plastica. I sospettati in mano alla polizia hanno dichiarato di non aver la certezza sul numero preciso di studenti che hanno ucciso, ma sono sicuri, bontà loro, di averne uccisi almeno 40. «L’alto livello di degradazione dei corpi – ha concluso Murillo – causata dal fuoco renderà molto difficile l’estrazione di brandelli del DNA necessario all’identificazione». Ancora non c’è pace per gli studenti messicani, che avevano avuto il coraggio di sfidare i signori della droga e ci hanno perso la vita.
I sospettati confessano la mattanza dei 43 studenti messicani
Due affiliati alla gang dei Guerreros Unidos: "I ragazzi sono stati uccisi e bruciati"
