Esteri

Midterm, Obama tende la mano al Congresso

Nella conferenza stampa fiume il presidente americano si è dichiarato "ansioso di collaborare" con il nuovo Parlamento

Ha perso. Il Presidente Obama lo sa. Ma non per questo ha deciso di mettere in discussione le politiche che hanno portato all’eutanasia elettorale il Partito Democratico alle elezioni di midterm. Ne ha dato prova durante la conferenza stampa tenuta ieri, dove Obama non ha dato alcun segnale di cambio strategia sulla riforma sanitaria, non ha dimostrato di cambiare politica sulla decisione di bypassare il Congresso sulla questione immigrazione, o permettere ai Repubblicani di fare richieste su energia e ambiente. Sembra che il Presidente se ne stia tranquillamente lavando le mani della peggiore sconfitta del Partito Democratico dalla Seconda Guerra Mondiale: i Repubblicani si sono portati a casa 52 seggi, una botta non indifferente per il partito di Obama. Nonostante la decisione presidenziale di non riscrivere l’agenda politica, non può però far finta di nulla di fronte ai numeri di martedì. «A quelli che hanno votato, io vi ascolto!». Sono le parole di Obama nella sua prima uscita pubblica nel post-voto. Ma sembra siano rimaste solo parole al vento. «A quelli che non hanno votato, ascolto pure voi». Ha concluso. Questa volta il Presidente ha evitato di usare il termine forte “shellaking”, battere, che invece non si fece problemi nell’usare nel 2010 quando descrisse la prima sconfitta democratica. La sforzo maggiore che fece fu accettare la critica alla sua campagna e offrì agli elettori «un momento di riflessione». «Non c’è dubbio sul fatto che i Repubblicani abbiano trascorso una buona notte». Ha detto il Presidente. La cosa che a Obama non va giù è dover ammettere che la sua politica dipenda dal voto del Kentucky, dove il senatore Mith McConnell, è candidato a diventare il prossimo leader della maggioranza in Senato. I due uomini non si sopportano. Talvolta McConnell è andato palesemente contro Obama, come quando votò perché il Presidente svolgesse un solo mandato, ma raramente trovano dei punti d’accordo. McConnell ha lavorato molto in sinergia con l’amministrazione Obama, soprattutto con il vice Presidente Biden, nel 2012 per arrivare a concludere un accordo per evitare il fiscal cliff che stava per mordere il collo al paese. Obama ha allungato la mano verso McConnell mercoledì, dicendo: «Sapete, al momento, prenderei volentieri un bel bicchiere di bourbon con McConnell» Però, le differenze tra i due sono emerse fin da subito. Il punto di approdo per una politica comune potrebbe essere che entrambi vedono la riforma delle tasse alla stessa maniera. Intanto Obama ha voluto porre l’accento sugli sforzi parlamentari per dare manforte ai deputati sull’abbassamento delle tasse, chiudendo tutte le scappatoie legali per non pagarle. Una strategia che i Repubblicanni e McConnell hanno rifiutato per anni. Durante una conferenza stampa in Kentucky, McConnell ha invitato Obama a seguire l’esempio di Ronald Reagan e Bill Clinton, che hanno saputo costruire un solido lascito ai posteri con un Congresso controllato dalla maggioranza del partito d’opposizione. McConnell ha detto: «Quelli sono due ottimi esempi di come sia meglio accettare il governo che hai piuttosto che sognare il governo che non hai». «Il Presidente – ha aggiunto – ha fatto una scelta che sicuramente ci porterà su poli opposti». Adesso, bisogna vedere se McConnell riuscirà a imporre la sua strategia politica ai conservatori, che preferiscono un confronto diretto con l’Amministrazione. Obama, intanto, deve veramente cercare di trovare un modo per salvare la sua eredità politica: la riforma sanitaria, la sua revisione sulle policy di Wall Street, e una ripresa economica zoppicante. Ma Obama ha anche aggiunto che la violenta polarizzazione politica che ha afflitto gli ultimi anni del suo mandato, e gli hanno fatto diventare i capelli grigi, non lo faranno demordere. «La sconfitta non mi deprime – ha concluso il Presidente Obama – anzi, mi rinvigorisce, visto che dà prova che la democrazia funziona».

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