Esteri

Auto contro la folla a Gerusalemme. Hamas rivendica l'attentato

Muore un poliziotto, diversi feriti. Gli agenti uccidono il palestinese alla guida. Scontri nella Spianata delle moschee

Tensione a Gerusalemme. La giornata è iniziata con alcuni scontri questa mattina tra polizia e fedeli nei pressi della moschea Al Aqsa. Secondo le forze dell'ordine israeliane tutto sarebbe cominciato quando decine di manifestanti palestinesi mascherati hanno preso a lanciare pietre e razzi contro gli agenti. La polizia ha reagito respingendo i manifestanti. Ci sarebbero diversi feriti, tra cui due in modo grave. La scintilla che ha fatto scattare le tensioni si è accesa quando i palestinesi hanno assalito un gruppo di israeliani che si stava preparando a una visita nel sito, per pregare in ricordo dei sette giorni passati da quando un palestinese ha ferito a colpi d'arma da fuoco Yehuda Glick, l'attivista di destra israelo-americano che fa campagna per un maggiore accesso per gli israeliani nel sito, sacro anche per gli ebrei e da loro chiamato Monte del Tempio. Quando il gruppo di attivisti israeliani si è presentato all'ingresso, appena le porte del cancello per i vistatori sono state aperte, i manifestanti palestinesi con il volto coperto hanno iniziato a lanciare sassi e petardi. È allora che è intervenuta la polizia israeliana, mentre i manifestanti si rifugiavano nella moschea di al Aqsa, dalla quale hanno continuato a lanciare pietre e petardi. Alcuni agenti sono stati colpiti. Per disperdere i palestinesi la polizia ha usato granate stordenti, ripristinando la calma in breve tempo. Dopo l'intervento delle forze dell'ordine è stato permesso l'accesso agli attivisti israeliani. Il sito è stato inizialmente chiuso ai fedeli musulmani e poi riaperto. Dopo che nel 1967 Israele ha preso il controllo dell'intera Gerusalemme, la gestione delle Spianata è stata lasciata alla fondazione islamica Wafq anche perché il Gran Rabbinato proibiva e continua a proibire agli ebrei di pregare sul Monte. In base alle regole dello status quo, gli ebrei che vi accedono sono solo visitatori e non posso pregare. Negli ultimi tempi, sulla spinta di rabbini e movimenti nazional-religiosi, alcuni settori della destra israeliana hanno cominciato a chiedere un cambiamento. Per i palestinesi, simili visite nella zona equivalgono a una provocazione e suscitano spesso reazioni violente. Giovedì scorso la tensione era salita alle stelle quando Israele aveva completamente chiuso l'accesso alla Spianata dopo l'attentato a Glick e l'uccisione del sospetto aggressore palestinese, Muataz Hijazi. La chiusura totale aveva scatenato proteste in tutto il mondo arabo, fra sospetti di tentativi israeliani di alterare lo status quo, ed era stata parzialmente revocata venerdì, giorno della preghiera islamica. Domenica il primo ministro Benyamin Netanyahu, su sollecitazione anche di Usa e Giordania, ha ribadito pubblicamente che lo status quo sulla Spianata non è in discussione. Ma la tensione resta alta. Dopo gli scontri oggi un palestinese si è lanciato con un'auto contro dei passanti in un'affollata banchina del tram a Gerusalemme Est, provocando almeno 13 feriti. Un poliziotto è morto. Il conducente è stato ucciso dalla polizia israeliana. L'auto ha colpito la banchina, poi si è scontrata con dei vagoni. A quel punto il conducente è uscito dal veicolo e ha tentato di fuggire. Ha poi attaccato un gruppo di poliziotti con una barra di metallo, prima di essere raggiunto dai colpi sparati da un agente. L'incidente è avvenuto sulla stessa linea dell'attentato di due settimane fa, quella che collega il settore occidentale di Gerusalemme a quello orientale. Già il 22 ottobre infatti, un palestinese si era lanciato in auto contro un gruppo di pedoni a una fermata del tram, uccidendo una bambina e ferendo altre persone fra cui due donne che sono morte nei giorni successivi. L'attentatore di oggi è stato identificato come un esponente di Hamas. Si tratta del palestinese Ibrahim al-Akri, di recente scarcerato dopo una condanna per reati legati alla sicurezza. Suo fratello è in esilio in Turchia dopo essere stato rilasciato nel 2011 in uno scambio di prigionieri. Hamas ha rivendicato la responsabilità dell'attentato, come risposta a quanto avvenuto in mattinata nella Spianata delle moschee. Hamas ha dichiarato che “il suo sangue ha lavato la terra della città santa occupata di Gerusalemme e che ha voluto reagire per vendicare il sangue del suo popolo e la sacralità della moschea al-Aqsa e di Gerusalemme”. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha accusato il presidente palestinese Abu Mazen per l'attacco. "E' il risultato diretto dell'istigazione di Abu Mazen", ha detto Netanyahu durante la cerimonia di commemorazione del 19esimo anniversario dell'omicidio del primo ministro Yitzhak Rabin.

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