Esteri

Elezioni in Ucraina, vince Poroshenko

Il partito del presidente prima forza seguito dai nazionalisti. Nella Rada entrano anche i filo-russi del deposto presidente Yanukovich mentre restano fuori i comunisti

Era difficile immaginarsi un risultato diverso. Soprattutto perché i seggi più "rischiosi", quelli situati nella parte est del Paese a maggioranza filorussa, non partecipavano al voto. Fatto sta che a quasi un anno dalla rivolta di Maidan l'Ucraina è tornara alle urne. E a vincere, come prevedibile, sono stati i partiti filo-occidentali e nazionalisti. Per ora non ci sono ancora i risultati ufficiali ma gli exit poll non sembrano lasciare spazio a sorprese. Bloc, partito del presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Fronte popolare del premier, Arseniy Yatseniuk, avrebbero conquistato rispettivamente il 23% e il 21%. Terza forza con il 14% è il Samopomich (autoaiuto) Andriy Sadoviy, sindaco di Leopoli, a lungo culla del nazionalismo ucraino. Deludente il partito radicale dell'ultranazionalista Oleg Lyashko, quinto con appena il 6% e che dovrà accantonare la rivendicazione della poltrona di primo ministro. In Parlamento entra anche il partito nazionalista dell'ex premier Yulia Tymoshenko, Batkivshchyna (patria) con il 6% subito davanti all'estrema destra di Svoboda (libertà). Due le curiosità. Nonostante il boicottaggio nelle regioni dell'est il filo-russo Partito d'opposizione dell'ex presidente Viktor Yanukovich è riuscirà a portare propri deputati alla Rada, con un sorprendente 8%. Mentre per la prima volta dalla caduta del comunismo il Partito comunista non entrerà in Parlamento, non avendo raggiunto il quorum del 5%. L'exit poll riguarda la metà dei 450 deputati eletti con un sistema proporzionale in cui gli elettori scelgono da una lista nazionale. L'altra metà è scelta con il metodo uninominale secco e i risultati saranno noti solo nei prossimi giorni. Come detto non si è votato nella penisola della Crimea, annessa dalla Russia dopo un controverso referendum a marzo, e nelle zone controllate dai ribelli filorussi nelle regioni orientali di Donetsk e Lugansk che hanno convocato elezioni parlamentari e presidenziali autonome per il 2 novembre, in violazione degli accordi raggiunti a Minsk per il cessate il fuoco.

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