A poco è servita la mobilitazione internazionale per salvarla. Anche il Papa aveva chiesto che le venisse risparmiata la vita. Reyhaneh Jabbari, la 26 enne iraniana condannata a morte per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla, è stata impiccata. All'esecuzione erano presenti i genitori e il figlio della vittima, che secondo le fonti ha tolto lo sgabello da sotto i piedi della ragazza. La notizia dell'imminente esecuzione era arrivata ieri sera, quando i genitori di Reyhaneh erano stati convocati in carcere per vederla per l'ultima volta. La 26enne era poi stata trasferita in un altro carcere non precisato, dove all'alba è stata impiccata. La pagina Facebook della campagna per salvare la giovane arredatrice d'interni ha pubblicato la scritta "Riposa in pace". L'esecuzione era stata fissata per il 30 settembre ma era stata poi rinviata facendo sperare in un atto di clemenza. Il relatore dell'Alto commissariato per i diritti umani dell'Onu aveva denunciato che il processo del 2009 era stato viziato da molte irregolarità e non aveva tenuto conto che si era trattato di legittima difesa di fronte a un tentativo di stupro. Reyhaneh Jabbari era stata arrestata nel 2007, quando aveva 19 anni, per aver ucciso Morteza Abdolali Sarbandi, ex 007 di Baghdad, che l'avrebbe attirata nel suo appartamento con la scusa di offrirle un incarico e poi avrebbe tentato di abusare di lei. Il perdono della famiglia della vittima avrebbe salvato Reyhaneh dalla forca, ma il figlio dell'uomo ha chiesto che la ragazza negasse di aver subito un tentativo di stupro e lei si è sempre rifiutata di farlo. Secondo l'Onu dall'inizio dell'anno in Iran sono già state giustiziate 250 persone. "L'uccisione di Reyhaneh è un dolore profondissimo", ha detto il ministro degli Esteri e Lady Pesc Federica Mogherini. "Avevamo sperato tutti che la mobilitazione internazionale potesse salvare la vita di una ragazza che invece è vittima due volte, prima del suo stupratore poi di un sistema che non ha ascoltato i tanti appelli - ha aggiunto -, a conferma che è proprio sulla difesa dei diritti fondamentali che il dialogo tra i Paesi resta più difficile. Eppure, la difesa dei diritti umani e l'abolizione della pena di morte sono battaglie fondamentali che l'Italia non rinuncerà mai a portare avanti in tutte le sedi".
Voleva stuprarla, lei lo uccide. Punita con l'impiccagione
Reyhaneh Jabbari era stata condannata a morte per aver ucciso un ex dipendente del ministero dell'Intellinge, accusato di aver provato a violentarla