Paura all’aeroporto di Fiumicino per Ebola. Un Airbus 320 della Turkish Airlines, decollato da Istanbul e diretto a Pisa, è stato dirottato alle 14 al Leonardo da Vinci dopo che una passeggera e la figlia avevano accusato un malore. Le hostess hanno comunicato la vicenda al pilota mentre stavano sorvolando l’Italia meridionale. Nel timore che le due turiste potessero essere state contagiate dal virus della febbre emorragica, è stato richiesto alla torre di controllo di Fiumicino di poter atterrare in emergenza. Lo scalo romano ha già attivato i protocolli di sicurezza anti-Ebola e dispone di ambulanze «isolate» per trasportare gli eventuali malati e di tute, mascherine, guanti e attrezzature protettive per il personale della Sanità aerea. L’aereo è stato fatto parcheggiare in una piazzola decentrata, squadre di sicurezza munite delle speciali tute sono salite a bordo per prelevare le due presunte malate, una donna bengalese e la figlia di quattro anni, entrambe febbricitanti. Sono state fatte scendere e trasportate in ambulanza all’istituto per malattie infettive «Lazzato Spallanzani», a Roma. Dai primi accertamenti da parte dei medici che le hanno visitate non sarebbero stati riscontrati comunque sintomi riconducibili a Ebola. Così che il jet, in un primo momento fermato al Leonardo da Vinci, dopo un paio d’ore è stato fatto ripartire alla vola di Pisa. Per Roma è il quarto allarme dopo i casi registrati all’ospedale Spallanzani, dopo il nigeriano atterrato due settimane fa con un volo Alitalia, il medico italiano di Emergency rientrato dalla Sierra Leone e il somalo che si è sentito male all’Ufficio Immigrazione della Questura. Tutti e tre gli uomini sono risultati negativi ai test per il virus della febbre emorragica. Giovedì a Milano i Ministri della Sanità dei Paesi dell’Unione Europea discuteranno dell’istituzione di un «coordinamento» anti-Ebola per uniformare le normative e rafforzare i livelli di sicurezza a partire da porti e aeroporti. Intanto la Toscana sta effettuando il censimento dei posti letto di malattie infettive disponibili oltre ad approntare un nucleo operativo composto da esperti e mettere a punto esercitazioni nelle Asl per capire il grado di risposta che l’apparato sanitario potrà garantire qualora l’epidemia si diffondesse nella regione. L’assessorato alla Salute ha inviato a tutti i direttori generali e sanitari, ai direttori dei dipartimenti di prevenzione e delle unità operative di malattie infettive una lettera in cui sono indicate le azioni prioritarie che dovranno essere messe in atto in caso vengano riscontrati casi di Ebola. Tra le indicazioni: trasportaregli eventuali malati in ospedali dove sia presente un reparto di malattie infettive; verificare e aggiornare i protocolli; verificare la scorta dei dispositivi di protezione individuale (tute, visiera, mascherina, copriscarpe). Alcune Asl hanno già messo in atto la simulazione di casi sospetti, coinvolgendo il personale sanitario e le associazioni di volontariato. Sono stati inoltre individuati i laboratori di riferimento per l’esecuzione del test diagnostico di virus Ebola, ed è stato costituito un pool per Ebola, composto da tecnici dell’assessorato, infettivologi, direttori sanitari, medici di famiglia, rianimatori, esperti di sanità pubblica. Riunione del Consiglio di sicurezza Onu. Il Consiglio di Sicurezza Onu si è riunito per discutere l'emergenza Ebola mentre i casi di contagio registrano una preoccupante impennata: secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità sono quasi 9000 (8914), mentre il numero dei morti è salito a 4.447. Non solo: sceondo l'organismo internazionale, dicembre i casi potrebbero essere tra i 5.000 e i 10.000 alla settimana, perché i Paesi africani in cui si è diffusa l'epidemia non sonop ancora riusciti ad arginarla. «Possiamo però scorgere un piccolo barlume di speranza nel rallentamento dell'epidemia di Ebola in alcune delle aree più colpite», sottolinea Gianni Rezza, infettivologo dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia. «Tuttavia, il nostro deve essere un cauto ottimismo perché, come è già successo in passato, la situazione potrebbe cambiare velocemente e il numero dei casi potrebbe nuovamente aumentare». L’Oms sta registrando un lieve calo della velocità di diffusione del virus in alcune zone «calde» in Liberia, Sierra Leone e Guinea, dove l’epidemia è maggiormente diffusa. Poche decine i casi segnalati invece in Nigeria, Senegal e Congo. Mentre in Uganda sono già cinque i decessi dovuti al virus Marburg, una febbre emorragica simile ad Ebola e che presenta sintomi analoghi.
Allarme Ebola, atterraggio d'emergenza a Fiumicino
Il volo Istanbul-Pisa dirottato nello scalo romano dopo che una bengalese e la figlia di 4 anni si erano sentite male a bordo. Trasportate allo Spallanzani. Negativi i primi test GERMANIA Morto dipendente Onu
