Sembrava fatta. Invece la Turchia ha smentito di aver raggiunto un accordo con gli Usa sull'utilizzo della base militare turca di Incirlik da parte della coalizione internazionale che combatte contro l'Isis in Siria e Iraq. Lo ha riferito l'emittente Bbc, citando fonti dell'ufficio del primo ministro turco, Ahmet Davutoglu. Secondo le fonti, rimaste anonime, sono ancora in corso discussioni sull'utilizzo La posizione americana. Era stato il governo americano a spiegare che l'intesa era stata raggiunta. Nei giorni scorsi Obama aveva avviato un’operazione di pressing sul governo turco perché si impegnasse maggiormente nella lotta contro il terrorismo. E la minaccia, ormai arrivata alle porte, sembrava aver convinto Erdogan. Infatti, i militanti sono ormai riusciti a prendere sotto il loro controllo larga parte di Siria e Iraq, inclusi territori confinanti con la Turchia, cosa che sta facendo spostare ingenti quantità di rifugiati. Ieri mattina, il Presidente Obama e il consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice, avevano precisato di non aver chiesto alla Turchia l’invio di truppe di terra. Aggiungendo gli americani stavano «continuando a spiegare ai turchi quali siano i modi migliori per giocare un ruolo fondamentale nella battaglia. Già sono stati efficaci nel fermare il flusso di ‘foreign fighter’ e nel prevenire che gli estremisti potessero esportare il petrolio in Turchia». La guerra continua. E mentre continuano i combattimenti a Kobane, il Segretario di Stato John Kerry, ha cercato di ridimensionare quanto sta accadendo, spiegando che la città non rappresenta un punto di svolta nella strategia di contenimento. Per ora gli islamisti hanno sotto controllo una parte di Kobane, ha spiegato Kerry, ma non tutta. Le Nazioni Unite parlano di possibili stragi qualora la città dovesse cadere. «Ci sono momenti positivi e negativi, come in ogni conflitto» ha detto Kerry spiegando che questa volta ci vorranno anni di strategia di antiterrorismo per riportare le cose a prima dell’arrivo dell’ISIS. Nonostante i continui bombardamenti alleati, infatti, la situazione non sta evolvendo velocemente. Per gli islamisti l’enclave è quasi un simbolo, prenderla significherebbe dare uno smacco alle forze della coalizione. Il Centro di Comando interforze ha spiegato che gli aerei da guerra americani, arabi e degli Emirati Arabi hanno lanciato attacchi su quattro postazioni siriane, tra sabato e domenica, inclusi tre a Kobane, che hanno distrutto postazioni ISIS. Ma al di là di Kobane, la priorità nella guerra all’ISIS, almeno per gli Usa, è l'Iraq. L'esercito iracheno si sta "sciogliendo" come neve al sole davanti all'avanzata del miliziani islamisti. La provincia di Anbar ha chiesto ufficialmente agli Stati Uniti di inviare truppe di terra. L'esercito nero è arrivato a 25 chilometri dall'aeroporto di Baghdad. "Non ci vorrò molto tempo prima che arrivino a destinazione" ha spiegato il generale americano Martin Dempsey.
Niente basi. La Turchia smentisce l'accordo anti-Isis con gli Usa
Gli islamisti sono ad un passo dalla conquista di Kobane, enclave curda sul confine tra Turchia e Siria. Ma a preoccupare gli Usa è soprattutto la situazione in Iraq
