Nel giorno più sacro per la cristianità, la domenica, lo Stato Islamico (IS) ha diffuso il quarto numero della sua rivista in inglese «Dabiq», che riporta la data islamica del Dhul-Hijjah 1435 (settembre-ottobre 2014), uno dei mesi più sacri per l'Islam, quello del Pellegrinaggio, e sulla cui copertina compare Piazza San Pietro con la bandiera dell'IS issata sull'obelisco antistante la Basilica. L'IS dimostra ancora una volta la sua maniacale attenzione ai simboli. Non è la prima volta che un'organizzazione jihadista cita testualmente la città di Roma come terra di conquista, ma se a farlo in modo sempre più costante è l'organizzazione che attualmente riesce a richiamare centinaia di combattenti da tutto il mondo, tale simbologia assume un valore più forte e certamente più preoccupante sotto il profilo della sicurezza. Per evitare allarmismi controproducenti, è necessario analizzare in modo lucido e scientifico tre elementi in particolare, collegati tra loro: il nome della rivista, il significato di Califfato e la simbologia di Roma. Dabiq è una citta della Siria in cui nel 1516 gli Ottomani sconfissero i Mamelucchi, instaurando l'ultimo Califfato islamico. Ed è proprio il Califfato, vale a dire un sistema religioso-politico, culturale e sociale islamico, l'obiettivo sublime e ultimo della jihad, la lotta sacra. Considerate queste premesse, la scelta di aprire il 4° numero di Dabiq con l'immagine del Vaticano rende la minaccia di un attacco al cuore della cristianità più concreta che mai. Non è la prima volta che in ambienti jihadisti si fa riferimento alla «conquista di Roma» (Fateh Roma) come azione sublime della jihad e segno tangibile dell'instaurazione del Califfato. È l’analisi della simbologia di Roma l’aspetto più delicato per comprendere la portata di questa minaccia. La «conquista di Roma» è direttamente citata nei Detti del Profeta, in cui viene più volte profetizzata l’islamizzazione di Costantinopoli - già avvenuta nel 1453 - e successivamente quella di Roma. Da un punto di vista profetico e religioso, l’IS avverte che sia questa la fase storica per l’avverarsi della profezia della «conquista di Roma». Ma il fatto che la questione della «conquista di Roma» sia stata proposta diverse volte in pochi mesi, rende questa minaccia più concreta: indirettamente, e per la prima volta negli ultimi 30 anni, la leadership jihadista internazionale sta dando istruzioni ai propri sostenitori e simpatizzanti di attaccare gli «infedeli» nel cuore dell’infedeltà: Roma.
Attacco al Vaticano. La minaccia è più concreta che mai
di Bernard Selwan El Khoury, Direttore di Cosmonitor (Center for Oriental Strategic Monitoring)