Esteri

L'India si mobilita contro Al Qaeda

Dopo l'annuncio di un nuovo gruppo jihadista nel sud est asiatico. Il primo ministro Modi: "I musulmani indiani non faranno mai nulla che vada contro gli interessi del Paese"

L’India entra in guerra contro Al Qaeda. Il primo ministro Narendra Modi, in un’intervista a tutto campo, che la CNN rilascerà solamente domenica, ha voluto parlare direttamente ai milioni di musulmani che vivono nella democrazia più grande del mondo. Secondo Modi, Al Qaeda dovrà faticare parecchio prima di riuscire a reclutare abbastanza membri per formare una brigata nel suo paese, e ha pregato i musulmani di lottare per l’unità della nazione. Proprio il mese precedente, Al Qaeda aveva annunciato la formazione di un’ala di combattimento del suo esercito del terrore per spargere il jihadismo nel sud est asiatico. Pochi giorni dopo si è assunta la responsabilità del dirottamento di una nave pakistana.   Modi, Hindu nazionalista, criticato spesso per il silenzio sui continui attacchi anti musulmani nel paese, ha deciso di prendere così di petto il problema, dichiarando che i musulmani indiani sono patriottici e non avrebbero mai tradito la loro nazione. Paese che però ha una lunga storia di divisione settaria sulla scia delle separazione etniche. «I musulmani indiani vivono per l’India, non moriranno per l’India, e non faranno mai nulla che vada contro gli interessi dell’India». Ha dichiarato Modi alla CNN. «Se qualcun altro – ha continuato - pensa che gli indiani musulmani lo seguiranno su una strada diversa dalla nostra, si sbaglia di grosso». Al Qaeda, in una dichiarazione, ha voluto far sapere i motivi del suo ingresso nel subcontinente. L’obiettivo degli jihadisti sarebbe di porre termine alle sofferenze dei musulmani in zone come il Kashmir; posti nei quali ci furono violenti scontri contro le regole imposte da New Delhi già nel 1990, risentimento che ancora cova sotto le ceneri. Modi è da sempre un personaggio detestato dai gruppi islamisti, per il ruolo che ebbe nelle rivolte religiose del 2002 quando era primo ministro dello Stato del Gujarat. Più di mille persone morirono in quegli scontri, principalmente musulmani. I musulmani sono circa il 15% della popolazione in India, e il loro numero è stimato intorno ai 175 milioni, facendo così dell’India il terzo paese con la più alta densità di fedeli islamici nel mondo.   Secondo Modi, proprio come ha detto l’altro ieri il primo ministro iraniano Rohuani, il motivo che ha portato così tanti indiani a unirsi ad Al Qaeda non deve essere rintracciato in problemi razziali o nazionali, ma solamente nella guerra tra «umanità e disumanità». Le parole di Modi arrivano nel bel mezzo del dibattito che si è aperto nel suo partito, il Bharatiya Janata Party, riguardo al suo modo di affrontare i problemi con le minoranze religiose. Dopo una campagna elettorale che ha semplicemente vellicato gli ultra nazionalisti hindu e perso sulle minoranze moderate i critici di Modi lo accusano di quanto sta succedendo. Ma il primo ministro non è il solo ad avere dei problemi con i musulmani. Yogi Adityanath uno tra i principali attivisti nelle recenti elezioni nello Uttar Pradesh, uno degli Stati più popolosi del paese, è stato accusato di aver fatto discorsi terribili contro i musulmani. In un video ha detto che le rivolte religiose ci sono sempre dove la popolazione musulmana supera il 10%. Sushil Kumar Modi, un altro anziano leader del BJP, in un’intervista con il quotidiano Indian Express, ha cercato di buttare acqua sul fuoco criticando le dichiarazioni di Adityanath, aggiungendo che il suo partito avrebbe lasciato spazio ai musulmani nelle elezioni locali.

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