Il vertice Nato in Galles si chiude oggi con l'impegno americano di smantellare l'Isis e con la conferma da parte del presidente ucraino Petro Poroshenko del cessate il fuoco nei territori al confine con la Russia, a partire dalle 17. Il prossimo vertice si terrà in Polonia. Lo ha annunciato il presidente polacco, Bronislaw Komorowski, a margine dei lavori del summit dell'Alleanza atlantica in corso a Newport. Il prossimo vertice, che si tiene su base biennale, si riunirà nel 2016. Andres Fogh Rasmussen, segretario generale dell'Alleanza atlantica, ha definito la scelta della Polonia come "molto appropriata". Inoltre mostra "il forte impegno" della Nato verso il Paese "una più visibile presenza della Nato nell'Est dell'Europa", ha aggiunto. Dal vertice è emerso un accordo che include le spearhead, una forza di intervento che avrà base nell'Europa dell'Est tra Polonia, Romania e paesi Baltici. Il segretario Rasmussen, ha spiegato che questo "Readiness Action Plan" è volto a "rafforzare la nostra difesa collettiva" e manda un "chiaro messaggio a ogni potenziale aggressore: la Nato protegge tutti gli alleati, in ogni momento. Se pensate di attaccare un alleato, vi troverete di fronte l’intera Alleanza". Siria, accordo sulla coalizione anti-Is. Il tour de force diplomatico con alleati e partner ha come principale obiettivo di formare una coalizione a sostegno dell'Iraq contro lo Stato Islamico. Dopo il pressing di questi giorni di Barack Obama, affiancato dal segretario di Stato, John Kerry, e il segretario alla Difesa, Chuck Hagel, nei prossimi giorni partiranno missioni verso paesi amici in Medio Oriente. Molti sono i paesi Nato che hanno già aderito alla coalizione: alcuni hanno inviato armi ai curdi - tra questi l'Italia, la Germania - ed altri, tra i quali Gran Bretagna, Francia e Canada, hanno anche partecipato al lancio di aiuti umanitari alle comunità assediate dai miliziani sunniti. L'amministrazione americana vorrebbe comunque un maggiore sforzo da parte di tutti, e possibilmente una partecipazione ai raid che gli Usa hanno iniziato ad agosto contro l'Is in Iraq. Agli sforzi di Kerry, che visiterà i paesi del Golfo Persico per poi recarsi in Giordania, e di Hagel, che andrà in Turchia, si uniranno quelli di Lisa Monaco, capo consigliere anti-terrorismo della Casa Bianca, che però ha già messo le mani avanti, gelando le aspettive di chi si aspetta un piano internazionale per colpire l'Is anche in territorio siriano. "L'obiettivo finale della sconfitta dell'Is deve essere realizzato gradualmente, il primo punto, e quello chiave" è il sostegno all'Iraq, ha spiegato Monaco. Infatti nelle consultazioni con gli alleati e partner Washington punta a coinvolgerli in un piano per il sostegno militare e diplomatico al nuovo governo iracheno ed alle sue forze di sicurezza, permettendo così loro di riguadagnare il terreno conquistato dall'avanzata dei miliziani sunniti, costringendoli a ritirarsi oltre il confine siriano. I raid in Siria non vengono esclusi se le circostanze lo richiederanno, spiegano ancora dall'amministrazione precisando che diversi partner della coalizione hanno espresso il desiderio di partecipare. Per questo gli esperti legali della Casa Bianca stanno cercando di trovare argomenti che giustifichino, alla luce del diritto interno ed internazionale, un intervento del genere. Ma viene fatto anche notare che raid in Siria, senza avere a disposizione un partner in grado di controllare il territorio eventualmente strappato all'Is, non avrebbero un grande risultato. Si punta quindi, spiegano ancora, ad una strategia graduale ed a lungo termine, in cui la coalizione a sostegno dell'Iraq sarebbe il primo passo di una strategia per contrastare l'Is in Siria ed oltre. Rientra in quest'ambito graduale, l'avvio dei voli dei droni da ricognizione in Siria ed una maggiore enfasi nell'assistenza, in termini di armi ed addestramento, ai gruppi dell'opposizione siriana moderati. Un'assistenza che finora non ha avuto molto successo. E per avere i primi progressi bisognerà aspettare diversi mesi, arrivando ormai al prossimo anno. Questo focus troppo ristretto sull'Iraq sta provocando però preoccupazione e preplessità in alcuni dei paesi della regione consultati da Washington. Senza contare che all'interno degli Stati Uniti, sono molte le voci, del Congresso e dell'opinione pubblica, di chi ritiene che, dopo il secondo video di una decapitazione di un cittadino americano da parte dell'Is, sia necessaria una risposta più drastica contro l'Is. Appena rientrati dalla pausa estiva, i repubblicani si preparano infatti a dare battaglia al Congresso contro quella che viene definita una linea troppo morbida di Obama contro l'Is ed arrivano anche a criticare il fatto che il presidente continua ad escludere qualsiasi intervento militare di terra. "Per sconfiggere questo nemico, dobbiamo rischiare che americani operino nella battaglia, dobbiamo usare ogni aspetto del soft e dell'hard power", scrive su Time Mike Roger, presidente della commissione intelligence della Camera. Ucraina, firmata la tregua. Dopo cinque mesi di combattimenti e piu' di 2.600 morti, l'Ucraina e i ribelli filo-russi hanno firmato a Minsk un accordo per un cessate il fuoco nelle regioni orientali a partire dalle 18 (le 17 ora italiana). L'intesa in 14 punti, firmata alla presenza di rappresentanti russi e dell'Osce, prevede uno scambio di prigionieri, ma l'esercito di Kiev e i ribelli filo-russi non si ritireranno dalle loro attuali posizioni. L'Osce vigilera' sul rispetto del cessate il fuoco. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha annunciato che i prigionieri russi nelle mani delle forze ucraine saranno rilasciati probabilmente domani. Il Cremlino ha espresso l'auspicio che il cessate il fuoco sia "rispettato completamente" e che i negoziati proseguano per arrivare ad una soluzione pacifica del conflitto. Da Minsk arrivano notizie che i colloqui stanno continuando. Poroshenko ha definito la tregua "preliminare" ma ha assicurato che Kiev e' pronta a garantire alle regioni russofone un ampio decentramento dei poteri e autonomia linguistica. "La vita umana", ha affermato il presidente ucraino, "e' il valore piu' prezioso e dobbiamo fare tutto il possibile e anche l'impossibile per mettere fine allo spargimento di sangue e alla sofferenza". Il premier ucraino Arseniy Yatsenyuk ha chiesto a Usa e Ue di agire da garanti. Da parte loro, i separatisti hanno precisato che la tregua non e' una rinuncia all'indipendenza che resta il loro obiettivo. La tregua e' stata firmata mentre a Newport, in Galles, volgeva al termine il vertice della Nato. Il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, ha auspicato che il cessate il fuoco sia "rispettato in buona fede". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha esortato a "tenere aperto il canale del dialogo". Il premier ha auspicato che in Russia prevalga la saggezza. "Voglio sperare che il Presidente Putin abbia davvero il desiderio di porre fine alle polemiche e alle invasioni di sovranita' che ci sono state", ha detto. Renzi ha precisato che se la tregua non terra', le sanzioni decise dall'Ue saranno applicate. Rasmussen ha annunciato l'approvazione del piano di rafforzamento delle difese dell'Alleanza nell'Europa orientale in risposta all'intervento russo in Ucraina. Piano che include la creazione dell'annunciata "punta di lancia" dell'Alleanza, una forza di reazione rapida di 5.000 uomini con cinque basi nei Paesi baltici, in Polonia e Romania, in grado di essere operativi entro 48 ore. La replica di Mosca: "Così si alimenta la tensione". Secondo Mosca la Nato ha usato la crisi ucraina solo «come pretesto per attuare piani concepiti da tempo» e quanto dichiarato sulla situazione ucraina e annunciato in merito a esercitazioni congiunte in Ucraina non farà che «accrescere la tensione» e «minacciare» i progressi nel processo di pace. È quanto annunciato in un comunicato dal ministero degli Esteri russo. La decisione della Nato di avanzare le sue infrastrutture nell'est dell'Europa è secondo Mosca un preteste per far crescere la presenza militare dell'Alleanza vicino ai confini russi. «La sostanza e i toni delle dichiarazioni sulla situazione ucraina, insieme ai programmi annunciati di svolgere manovre congiunte con Kiev sul territorio di questo Paese entro la fine del 2014 porteranno inevitabilmente alla crescita della tensione e rischieranno di far fallire il progresso tracciato nel processo di pace in Ucraina», prosegue Mosca nel comunicato. «Inoltre - si legge ancora nella nota - favoriranno l'aggravarsi dello scisma della società ucraina».
La Nato guarda a Est, Poroshenko annuncia il cessate il fuoco
Firmato a Minsk accordo per la tregua. Nel corso del vertice approvato il nuovo piano: rafforzata la presenza militare ai confini con la Russia, 5 basi-deposito nei paesi baltici. Mosca replica: "Si alimenta la tensione"
