Esteri

Rose gialle dai militari italiani alla sposa indiana

Ieri al via la "tre giorni" sotto il diluvio. I riti dei santoni non sono serviti a garantire il bel tempo

FASANO Il rito propiziatorio officiato da un sacerdote orientale non ha funzionato: il matrimonio di Ritika, terzogenita del magnate indiano Pramod Agarwal, è iniziato ieri nella terra dei marò con nubi e pioggia costanti tutta la giornata, mentre enormi istallazioni luminose riproducevano sulla facciata della masseria glamour che ospita gli ottocento invitati i nomi degli sposi su sfondo blu mare. Sono state blindate per tutta la giornata le strade che portano al resort Borgo Egnatia di Savelletri dove si è svolto il primo party bollywoodiano, mentre fin dalla mattina c'è stato un via vai di addetti ai lavori per completare gli ultimi dettagli degli allestimenti: in tanti hanno lavorato fino a notte fonda per completare la scenografia ispirata all'antica Roma che è stata il filo rosso del primo spettacolo, con figuranti in abiti da centurione e bellezze con drappi dorati che faranno da contraltare ai turbanti colorati (tipici della tradizione sikh) degli invitati. L'accuratissima gestione della sicurezza non ha permesso a curiosi o contestatori pro marò di avvicinarsi e così i delegati del Cocer interforze hanno preannunciato che manderanno un mazzo di rose gialle alla sposa indiana, aggiungendo una nota polemica: «Stante la disarmante incapacità di gestire questioni di politica estera di questo paese, abbiamo deciso di convocarci presso il Comando militare più vicino, per consegnare un mazzo di rose gialle alla giovane Ritika». Per il Cocer «le speranze di portare a casa Latorre e Girone, sono appese alle benevolenze dei magnati indiani poiché appare evidente che le uniche ragioni che li vedono trattenuti in India sono economiche e commerciali. Dobbiamo rivolgerci ai "Potenti Indiani" per chiedere di mediare con il loro Governo? Da militari, avendo alto l'onore e il rispetto per gli italiani, se fossimo al posto di coloro che hanno responsabilità sulle cause e la gestione di tale crisi diplomatica, non penseremmo due volte a dimetterci». Infine i responsabili delle aziende che hanno collaborato alla realizzazione dell'evento hanno sottoscritto un patto di riservatezza pluriennale (con la consegna di non comunicare nomi di ospiti né fare fotografie), prescrizione che si aggiunge alle limitazioni dell'uso degli smartphone disposte e specificate fin dagli inviti cartacei.

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