L’India continua a essere una terra tormentata. Ultima è la notizia che il paese è tornato nel mirino di Al Qaeda. Ayman al-Zawahiri, capo del gruppo terroristico, ha annunciato la formazione di una branca indiana di Al Qaeda, chiamando tutti i musulmani del paese a unirsi alla «carovana della jihad». In un video, postato on line mercoledì, Zawahiri, oltre ad aver riconfermato la sua indefessa fedeltà al Mullah Omar, il capo dei talebani afghani, ha aspramente criticato l’IS, il gruppo con base in Siria e in Iraq che sta mettendo a dura prova il potere di Al Qaeda nella zona. Zawahiri, che ha preso la guida della formazione terroristica decapitata dalla morte di Osama Bin Laden, ha dichiarato che la «nuova Al Qaeda nel sub continente indiano sarà il portabandiera del messaggio globale del leader defunto». Un messaggio che dovrebbe suggerire ai musulmani locali di raccogliersi sotto le insegne di Zawahiri nella lotta religiosa per liberare le terre occupate e instaurare un califfato. Questa guerra si farebbe in nome della sofferenza musulmana. «Ingiustizia – ha dichiarato Zawahiri nel video – oppressione sono ovunque, dal Burma, al Bangladesh, da Assam al Gujarat, Ahmedabad, fino al Kashmir». Al Qaeda si trova in una situazione di difficoltà: deve, infatti, combattere contro la crescente visibilità dell’IS che ha occupato una zona centrale per la visibilità nel Medio Oriente, incluse anche città strategiche, depositi di armi e pozzi petroliferi. Uno dei punti da raggiungere, nella strategia di Al Qaeda, è quella di offuscare il suo declino creando un’immagine di potere che possa dare una speranza al mezzo miliardo di musulmani che vivono in Pakistan, in India e in Bangladesh. Il video, non a caso, oltre a invitare alla creazione di uno Stato islamico nel subcontinente indiano, sottolinea anche il ruolo, tradizionalmente di cerniera, che la formazione di Bin Laden ha avuto nel cementare i vari gruppi terroristici. Il riferimento al Califfato sembra anche, in parte, diretto a colpire il gruppo rivale. «Questa formazione non è nata dal nulla – ha detto Zawahiri – ma attenta all’unità dei gruppi jihadisti da almeno due anni. Questo movimento lavorerà come gruppo tra i gruppi, sotto la guida del Mullah Omar». Questa nuova promessa di impegnarsi in una alleanza con il Mullah, il leader talebano, è un segnale in più che la posizione centrale di Al Qaeda, come sanno gli specialisti, rimane focalizzata nella parte occidentale dell’Asia. È dal 1990 che Zawahiri, che si pensa abbia la sua base da qualche parte nei confini tra il Pakistan e l’Afghanistan, ha più volte eseguito la “bayat”, una promessa di fedeltà spirituale, e anche giuramenti più pragmatici al Mullah Omar, in cambio della salvezza eterna che il capo talebano sembra aver assicurato ai suoi seguaci. Inoltre, nei programmi di Zawahiri, c’è il desiderio di inserire le sue truppe in un disegno strategico globale più ampio sotto la guida della Capo supremo. Alcuni suggeriscono che il rinnovato giuramento sia un affronto all’IS e che la leadership sia smarrita. Anche se Zawahiri sia disposto a passare il fronte, cosa molto poco probabile, rompere una bayat è altamente improbabile, nonché rischioso. Abu Bakr al-Baghdadi, il “Califfo” che guida l'IS, ha richiesto da giugno la fedeltà di tutti i musulmani; aveva rotto con Al Qaeda l’anno scorso, esattamente quando gli fu ordinato, proprio da Zahawiri, di ritirarsi dalla Siria. Nella dichiarazione di mercoledì, il leader di Al Qaeda ha criticato l’IS, ma non prendendo di petto il Califfo, soprattutto sottolineando i suoi modi di amministrare le aree che l’IS ha posto sotto il suo controllo. I capi di Al Qaeda si sono ben guardati dal costruire un vero e proprio Stato, preferendo invece una campagna spettacolare, fatta di violenza e complessi attacchi organizzati rivolti contro target occidentali, che erano indicati come nemici radicali dei musulmani di tutto il mondo. «Se dici di combattere per Allah e non per il piacere di comando, allora non devi avere il potere tra i tuoi obiettivi principali». Ha detto Zawahiri nel video, rilasciato in arabo e in urdu, il linguaggio utilizzato da molti musulmani nel sud est asiatico. A questo punto il leader egiziano ha apertamente criticato l’attivismo dell’IS, forse perché preoccupato dell’entusiasmo che sta creando tra i circoli militanti e tra i giovani volontari in Siria. «La discordia è una maledizione, una disgrazia per i credenti e la gloria per i bestemmiatori» ha detto. Sempre nel video ci sono anche delle rivendicazioni. Come quella di una presunta vittoria contro le aspre misure prese contro la popolazione locale, come quelle compiute dall’IS in Iraq e in Siria. Zawahiri, insomma, ci tiene a far sapere che loro non sono dei tagliatori di teste. «Se dici di essere un guerriero della jihad – ha continuato il capo di Al Qaeda - per difendere la santità dei musulmani, allora tu non devi trasgredire contro di loro o il loro denaro o loro onore, e neanche venire meno al rispetto che devi ai fratelli nella parole e nelle azioni». Nonostante ci siano segnali di un aumento del radicalismo in India, il reclutamento degli estremisti continua a non destare preoccupazione. Nonostante questo, un drappello di indiani musulmani sembra essere riuscito a raggiungere l’Iraq ed essersi unito all’IS. In India i musulmani rappresentano il 15% della popolazione, che però nel subcontinente ammonta a 175 milioni di persone, sono il terzo gruppo islamico in termini di grandezza nel mondo. Nell’ultima parte del video si sente l’audio di Maulana Asim Umar. Si tratterebbe del capo di un gruppo nuovo chiamato “La Fratellanza del Monoteismo nella terra degli Hind”. Gli ufficiali ritengono si tratti di un gruppo fatto da un numero ristretto di indiani residenti nelle zone occidentali del Pakistan che potrebbero avere alcuni collegamenti con la vecchia leadership di Al Qaeda e alcuni militanti pakistani locali. Di questo personaggio si erano già avuti due riscontri: il primo, quando qualche tempo fa chiamò gli indiani musulmani a unirsi alla Jihad, e il secondo quando cercò di dirimere una questione che si era creata all’interno della maggioranza musulmana nella regione himalaiana del Kashmir. Un fallimento totale.
La sfida di Al Qaeda di fronte all'avanzata dell'IS
Zawahiri punta sull'India per la «carovana della jihad»
