Continuano ad affiorare novità sul volo MH370 scomparso dai rada lo scorso 8 marzo e, ad oggi, non ancora ritrovato. Una chiamata satellitare, fallita, suggerirebbe che il volo della Malaysia Airlines potrebbe aver fatto inversione verso sud prima di quanto pensato finora. Questo, almeno, stando a quanto riferito dalle autorità australiane. Nonostante le nuove informazioni, la zona di ricerca continua a “rimanere la stessa”, ha detto il primo ministro Warren Truss durante una conferenza stampa a Canberra. Il primo ministro ha spiegato che da quando il volo è scomparso dai radar lo staff a terra della Malaysia Airlines ha cercato di mettersi in contatto con il comandante utilizzando un telefono satellitare. I tentativi sono stati infruttuosi, ha detto Truss, ma le analisi successive alle chiamate perse hanno consentito agli esperti di ottenere maggiori informazioni riguardo la posizione del volo e dove fosse diretto. Ciò nonostante dopo mesi di ricerca ancora non è stato trovato nulla. Il volo MH370, con a bordo 239 persone, era partito da Kuala Lumpur, in Malaysia, per andare verso Pechino. Per mesi gli investigatori si sono basati sulle informazioni prese dai radar e dai satelliti per cercare di ricostruire il percorso del volo, arrivando alle conclusioni che l’aereo è precipitato nella parte meridionale dell’Oceano Indiano, lontano dalle coste occidentali dell’Australia. Dopo aver visionato tutti i dati riguardo l’incidente, un equipe di esperti internazionale è arrivata alla conclusione che la zona di ricerca dovrebbe essere quella delineata a giugno. Ma secondo le ultime informazioni raccolte dagli analisti, si comincia a ritenere plausibile l’idea di spostare la ricerca un po’ più a sud. Il volo era stato identificato dai radar mentre volava nella zona nord occidentale del mare tra la Penisola della Malaysia e l’isola indonesiana di Sumatra. Una serie di comunicazioni informatiche tra il satellite e i sistemi di comunicazione dell’apparecchio, in gergo chiamati “handshakes” (letteralmente "strette di mano" ndr), hanno permesso di determinare il punto preciso dal quale il volo si è girato in direzione sud verso la zona meridionale dell’Oceano Indiano. Per calcolare la nuova zona di ricerca, spiegano gli esperti del gruppo, si sono basati sui due punti incerti nei quali si sostiene il volo abbia virato. Utilizzando il radar hanno stilato una serie di possibili punti di svolta sulla mappa nei quali il volo avrebbe potuto effettuare la manovra. L’ultimo segnale radar del volo lo hanno captato i militari, esattamente un’ora dopo che il volo aveva cambiato rotta. Tre minuti dopo un “handshake” ha dimostrato come il volo fosse diretto in direzione nord ovest. La chiamata inevasa ha avuto luogo esattamente quattordici minuti dopo l’handshake, secondo le informazioni ricevute dalle autorità australiane. Un’ora dopo, un secondo handshake, suggerisce che il volo abbia girato e fosse diretto verso sud o sud est. La questione irrisolta è perché l’aereo era così distante dalla sua rotta? La ricerca dei resti umani e dei rottami del volo spazia su un’area di circa 60mila km quadrati, una zona grossa quando la West Virgina, e per di più nell’Oceano Indiano. Tre navi, dal mese prossimo, scandaglieranno i fondali con apparecchiature sofisticatissime. Il processo potrebbe durare almeno un altro anno. Gli ufficiali sperano di fare il prima possibile, prima che arrivi la pessima stagione a rendere le ricerche complicate. Le navi hanno già cominciato a mappare la zona sottomarina per aiutare le ricerche. Buona parte di quell’area era praticamente sconosciuta ai geografi prima che la scomparsa del volo focalizzasse la loro attenzione sul posto. Le ricerche geografiche hanno fatto emergere delle nuove drammatiche sfide per il gruppo di ricerca. Sono stati scoperti ben due vulcani e sbalzi di livello che vanno dai 600 metri ai sei kilometri di profondità. «Non è sicuro utilizzare equipaggiamenti di ricerca senza aver conoscenza del territorio». Ha dichiarato Truss. Il Primo Ministro australiano ha parlato dopo un incontro tenutosi con il ministro per i Trasporti della Malaysia Liow Tiong e il viceministro per i Trasporti cinese He Jianzhong. Il ministro malese ha dichiarato che gli investimenti nella ricerca del suo paese da adesso saranno gli stessi di quelli australiani. Il costo delle ricerche sottomarine, secondo un’indagine australiana, sarebbe di almeno 48 milioni di dollari. L’ingresso della Cina nella ricerca è dovuto anche al fatto che buona parte dei passeggeri precipitati nel vuoto sono cinesi.
Da una telefona fallita nuovi indizi sulla scomparsa del volo MH370
L'aereo, sparito dai radar lo scorso 8 marzo, potrebbe aver cambiato rotta prima di quanto ipotizzato finora
