«Un’influenza pericolosa come la Spagnola potrebbe uccidere cento milioni di persone». L’allarme lanciato da alcune Intelligence occidentali, a cominciare da quella australiana, è chiarissimo: «La possibilità del verificarsi di un’epidemia simile a quella del 1918 è di uno a dieci». E questo provocherebbe un «grave disastro economico, sociale e strategico» nell’immediato e potrebbe avere «inaspettate conseguenze a lungo termine». Potrebbe far saltare l’economia, ammazzando il venti per cento della popolazione dei paesi poveri e l’uno-due per cento di quella dei paesi ricchi. Ovviamente queste sono proiezioni, ipotesi, calcoli probabilistici. Come è accaduto per la Peste Nera che imperversò in Europa tra il 1347 e il 1352. Si calcola che le vittime furono non meno di 25 milioni, un terzo degli abitanti del Continente. Chi riuscì a sopravvivere si ritrovò ricco, impadronendosi di case, terre e mandrie di coloro che vennero uccisi. I virus inflenzuali vengono considerati dalle agenzie di informazione e controterrorismo più pericolosi dell’Aids. Infettarsi con l’Hiv è difficilissimo se non si mettono in atto comportamenti a rischio. E anche la Sars «se c’è un’adeguata quarantena può essere contenuta». Ora in arrivo c’è la Mers (Middle East Respiratory Syndrome), una «cugina» più potente della Sars che dall’Arabia Saudita al Libano, passando per l’Egitto, ha ucciso in un anno più di ottocento persone. Si trasmette come l’influenza, con starnuti e con il contatto con i malati, gli oggetti e il cibo da essi toccato. È mortale nel 30 per cento dei casi; con la Sars invece sopravvive il 90 per cento dei pazienti. Poi c’è Ebola a far preoccupare i governi di tutto il mondo, con 1.427 morti in cinque mesi. I sintomi della Morte Nera, descritti dai medici del XIV secolo, hanno spinto gli epidemiologi britannici Susan Scott e Christopher Duncan, ad ipotizzare che la peste che imperversò nel Medioevo fu dovuta ad una febbre emorragica simile all’Ebola. E che la Peste di Giustiniano, che colpì l’Impero Bizantino nel 541, fosse in realtà un’influenza simile alla Spagnola. Visto che la storia ha dimostrato lo stretto collegamento tra epidemie e cambiamenti economici e politici, gli Stati moderni ne analizzano le conseguenze. «La globalizzazione potrebbe dare alla nuova epidemia una propria caratteristica», scrivono ancora gli analisti, addetti a valutare impatti di eventuali catastrofi (naturali, ambientali, sanitarie) e a disegnarne gli scenari futuri. Così da permettere di intervenire nel migliore dei modi. L’attuale interdipendenza tra le nazioni, gli scambi commerciali e i collegamenti aerei e ferroviari potrebbero aiutare un virus influenzale a diffondersi sull’intero pianeta in meno di un mese. Contagiando tra un terzo e la metà della popolazione, quindi fino a tre miliardi e mezzo di persone. Con cento milioni di vittime, appunto. Una catastrofe, visto che i malati non andranno più a lavorare. Il settore dei servizi e il turismo saranno i primi a fermarsi, poi toccherà pure all’industria. Gli scambi commerciali diminuiranno, portando ad «un indebolimento dell’economia e forse ad una depressione mondiale». L’epidemia, sempre seguendo questa logica catastrofistica, potrebbe destabilizzare l’ordine internazionale, governi potrebbero saltare o venire destituiti per l’incapacità di affrontare l’emergenza, come già accaduto per la Sars. Sempre secondo questi scenari volutamente apocalittici per esigenze di analisi, i vaccini non basterebbero per tutti e per fabbricarne di nuovi ci vorrebbero almeno sei mesi. Tra l’altro vengono prodotti solo da nove nazioni. Negli Stati Uniti, Unione Europea, Cina e Giappone potrebbero scoppiare rivolte, tensioni sociali, crollare i consumi e persino le nascite se saranno i giovani a morire. «Il comportamento delle folle, conflittuale, anarchico e irrazionale e un po’ messianico, era un tratto distintivo della risposta sociale sia alla Morte Nera che alla Spagnola - sottolinea l’agenzia di intelligence - L’atteggiamento potrebbe ritornare nel corso di una nuova epidemia ma potrebbe essere alterato dalla realtà moderna». Un’immagine da film di fantascienza che deve comunque far riflettere.
Un virus può fare 100 milioni di morti
L’analisi di alcune agenzie di intelligence sugli effetti della pandemia. Con Ebola e influenza disordini sociali e il crollo dell’economia. In Africa 120 vittime tra medici e infermieri
