Esteri

La Cina prova a superare le divisioni etniche. Con un cartone animato

L'obiettivo è cercare di far dialogare l'etnia degli Han e quella degli Uiguri. Per questo Pechino ricorre alla bellezza di Ipal Kahn

Riuscire a superare le divisioni etniche con un cartone animato. Si può, o almeno la Cina pensa di poterlo fare nella martoriata regione dello Xinjiang. In realtà, il Dragone ci aveva già provato a mettere pace tra l’etnia dominante degli Han e quella degli Uiguri. I secondi, principalmente musulmani di lingua turca, erano già finiti nel mirino dello Stato cinese, che mesi fa aveva affrontato un periodo di scontri etnici che però erano stati poi sedati con forza dal Governo. La ragazza che dovrebbe portare la pace si chiama Ipal Kahn. Ha gli occhi larghi, che sono un tipico tratto di bellezza nel codice estetico degli Uiguri ed è l’eroina di una nuova serie di cartoni animati che prende spunto da una leggenda che già circolava nella zona. Si tratta, infatti, della classica storia della donna che per la sua bellezza si vede salvata la vita. Sempre secondo la storia, nella città di Kashgar sarebbe nata una bambina divenuta così bella da irretire l’imperatore cinese Quianlong. Ma oltre la bellezza è il suo profumo ad avvincere il Sommo; abbattuto da lei tanto da farne la sua concubina. Molti cinesi conoscono la leggenda della ragazzina che fece innamorare l’imperatore per diventare poi anche la consorte. «Lei è una figura che ha contribuito alla comunicazione tra diverse etnie e che ha permesso l’incrocio culturale necessario perché nascesse la comunicazione». Ha detto Deng Jianglei, regista del film di animazione «Princess Fragrant». Si prevede che il film diventi una serie televisiva alla fine del 2015 e un nuovo film nel 2016. La compagnia di Deng, la Shenzhen Qianheng Cultural Communication Company, ha vinto un premio per il miglior film 3D dell’anno. Il premio era parte di una strategia governativa che voleva cercare di promuovere una nuova “armonia sociale” tra i vari gruppi etnici nella regione e far anche accrescere la curiosità culturale intorno alla “cultura Uiguri”. Durante una vista preparatoria nella provincia, a giugno, Deng e i suoi collaboratori sono stati ispirati dalla bellezza della zona e dalla ricchezza culturale dello Xinjiang, una regione grossa quanto l’Iran che confina con 8 Stati diversi. «Le culture e i tratti folcloristici qui sono meravigliosi. Ma l’economia del posto langue. Così… noi vogliamo solo impegnarci per aiutarli a rendersi un poco più appetibili». Ma rivolgersi a entrambe le culture, quella cinese e quella Uiguri, potrebbe non essere così semplice come sembrerebbe a prima vista. Selezionare il compositore per la colonna sonora, ad esempio, ha richiesto oltre un anno di ricerca. Il problema è stato trovare un compositore che avesse familiarità sia con una sia con l’altra cultura. Poi l’altro problema è stato affrontare le diverse versioni della stessa leggenda. Sebbene la storia della “Fragrante Concubina” sia diventata un collante nazionale per l’identità cinese, l’interpretazione uigura moderna della storia ritrae invece la ragazzina come un oggetto sessuale dell’imperatore, assassinata dall’imperatrice madre per essersi permessa di rifiutare le avances del figlio. Deng sostiene di volere «che la serie sia di intrattenimento, ma che sia anche in grado di raggiungere gli obiettivi politici che sono previsti». Il cartone ha lo scopo di: «Permettere una reciproca comprensione tra Han e Uiguri, utile specialmente per i bambini – ha spiegato Deng – che così possono valorizzare le differenze culturali e non ritenerle minacciose». La sua compagnia, che lavora collaborando con il governo di Kashgar, ha programmato di far vedere il cartone in Cina e anche all’estero, puntando soprattutto ai paesi musulmani. Lo Xinjiang ha una lunga storia di problemi etnici. Ultimamente gli Uiguri sono tornati a farsi sentire, perché, a loro avviso, sarebbero discriminati dalle autorità di Pechino nel lavoro e nelle opportunità di sviluppo. Senza contare le varie accuse che muovono alle autorità cinesi di maltrattamento e di violenze fisiche da parte della polizia. I separatisti musulmani sono stati ritenuti i responsabili degli ultimi attacchi mortali contro le autorità cinesi e i civili, tanto gravi da costringere il governo cinese a lanciare una campagna anti terrorista a maggio. Le misure prese dallo Stato cinese per porre fine alla violenza sono passate dalle esecuzioni dei terroristi al divieto di portare la barba e al bando di tutti i vestiti islamici nella zona. Ma le autorità non ignorano il potere anche della politica non-violenza. «Si tratta anche di un combattimento ideologico – dice Sheng Jun, direttore della sezione industria culturale, nel Bureau of Culture di Pechino – se noi non occupiamo il campo con dell’energia positiva, lo farebbero i nostri avversari». Certo è che trovare un territorio comune non è stato facile. Alcuni tra gli artisti più conservatori dello Xinjiang si sono risentiti quando gli è stato chiesto di disegnare animali, in parte per le caratteristiche negative associate ad alcuni di loro, come il classico serpente, ma anche perché non si può sottovalutare la connotazione che di questi animali è data nel mondo islamico. Senza tenere conto che gli Uiguri, culturalmente, non tengono animali da compagnia come cani e gatti in casa. «Il problema sta nel rispettare la cultura cercando di rendere il prodotto appetibile per il mercato». Ha detto Deng. Quando però si parla di animali il regista taglia corto dicendo: «Si tratta sempre di un compromesso».

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