Esteri

Ebola, la cura può arrivare dal sangue dei sopravvissuti

I dati sono confortanti anche per l'Organizzazione mondiale della sanità: il 40% delle persone colpite ha sconfitto il virus

L’Ebola si può sconfiggere grazie al nostro sangue, nella fattispecie quello dei sopravvissuti al terribile contagio e allo sviluppo della malattia. Ovvero, la battaglia si può vincere con le armi naturali di chi il virus lo ha sconfitto da solo. E, statisticamente parlando, non è assolutamente trascurabile la percentuale, pari al 40%, degli scampati al virus killer che dilaga in Africa Occidentale. Utilizzare il sangue di questi «survivor», isolandone il plasma ricco di anticorpi anti-Ebola e usandolo come cura, è la strada che si profila all'orizzonte per trovare una risposta rapida all'emergenza crescente. E c’è da dire che questa strategia non richiederebbe l'intervento dell'industria farmaceutica. In più l’approccio è stato definio «fattibile» dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) per bocca di David Wood: «Ci stiamo consultando con esperti del settore, così da avere una previsione realistica di quando questa opzione potrebbe essere disponibile. Contiamo di avere informazioni in merito molto presto». Anche per Mary Kate Hart si può fare. La ricercatrice immunologa che ha condotto i primi studi sugli anticorpi anti-Ebola per l'esercito americano, non ha trovato l’dela «folle», precisando che le trasfusioni di sangue prelevato dai sopravvissuti all'infezione possono offrire benefici ed essere relativamente sicure nel contempo. Poi Kent Brantly, uno dei due operatori sanitari Usa che si sono ammalati di Ebola in Liberia e stanno ricevendo in patria il siero sperimentale «ZMapp», ha ricevuto una trasfusione di sangue prelevato da un 14enne sopravvissuto al virus, ha riferito Samaritan's Purse, organizzazione umanitaria del North Carolina afferente alla Chiesa evangelica. E, a sostegno di quanto fin qui descritto, c’è un precedente attendibile che risale al 1995: nella Repubblica Democratica del Congo su 8 pazienti trattati 7 si salvarono. Mentre si studiano farmaci sperimentali contro il «virus dei pipistrelli», di cui comunque non si dispongono al momento scorte sufficienti, quella delle trasfusioni di plasma isolato dal sangue dei «miracolati» dall'Ebola «sarebbe una via che i Paesi potrebbero tentare autonomamente», quindi una strategia «molto più fattibile e immediata», concorda David Heymann, docente di malattie infettive alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Un precedente di successo esiste. Nel 1995 a Kikwit, nella Repubblica Democratica del Congo, proprio grazie al sangue dei «survivor» 7 pazienti su 8 trattati sono riusciti a sopravvivere a un'epidemia di Ebola che ha avuto un tasso di mortalità dell'80 per cento. Infine, il bollettino di morte diffuso dall’Oms: il bilancio dell'epidemia di virus Ebola in Africa occidentale sale a 2.473 casi tra confermati, probabili e sospetti, con 1.350 morti. Dal 17 al 18 agosto i nuovi casi sono stati 221, registrati in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone, con 106 decessi. Comunque, è di ieri la notizia di cinque nuovi casi di ebola individuati in Nigeria.

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