Il presidente del Consiglio arriva nell'Iraq travolto dall'avanzata jihadista e sotto i raid americani. Il programma della visita-lampo prevede incontri con il presidente Fuad Masum, il premier uscente Nouri al-Maliki e quello incaricato Haider al-Abadi. Poi Renzi dovrebbe spostarsi ad Erbil. Mentre continua l'invio di aiuti umanitari alle popolazioni perseguitate dai miliziani di al Baghdadi, dopo la decisione del consiglio dei ministri degli Esteri dei Paesi membri dell'Unione europea, l'Italia si attiva per rifornire i curdi di armamenti e munizioni. “L'Europa in questi giorni deve essere qui, altrimenti non è Europa, perché chi pensa che la Ue volti le spalle davanti ai massacri, impegnata solo a pensare allo spread, o sbaglia previsione o sbaglia semestre”, ha detto non a caso il presidente del Consiglio a margine degli incontri a Baghdad: Renzi è qui nella sua doppia veste di premier italiano e di presidente di turno della Ue. “C'è uno spirito di amicizia tra i nostri popoli e i nostri governi, oggi è arrivato il sesto aereo di aiuti umanitari”, ha ricordato Renzi. Il premier ha anche sottolineato come “l'integrità della regione e dell'Iraq è fondamentale per la stabilità di tutta l'area”. Il premier uscente al-Maliki si è rivolto a Renzi descrivendo il suo passo indietro dalla premiership come un atto dovuto. “Non dovete avere paura della democrazia in Iraq - ha affermato il premier uscente - è una democrazia giovane, ma noi ci teniamo”. “È importante l'individuazione di una strategia chiara per far uscire l'Iraq da una situazione di violenza” ha detto il presidente del Consiglio, secondo quanto riferiscono fonti governative, dopo aver incontrato al-Abadi. Renzi ha sottolineato l'importanza della opportunità costituita dal nuovo governo guidato da al-Abadi che, nelle parole del primo ministro incaricato, sarà di grande coalizione. Tra Renzi e al-Abadi si è svolta una conversazione molto concentrata sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo, con riferimento anche all'assassinio del giornalista americano Foley. In Italia, nel frattempo, la ministra della Difesa Pinotti ha spiegato di fronte alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato il piano di armamento dei curdi previsto dal governo italiano: armi leggere e munizioni saranno fornite in brevissimo tempo in raccordo con il governo di Baghdad. “In Iraq - ha avvertito Pinotti - è in corso una gravissima crisi umanitaria e una compromissione della sicurezza regionale" e l'Italia "non è sola nella difesa di popolazione inermi perché già altri Paesi europei come Francia, Gran Bretagna e Germania si sono attivati". Il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha puntualizzato che gli aiuti ai curdi sono "indispensabili ma non risolutivi", aggiungendo che il governo italiano, non si sta limitando a fornire aiuti militari, ma punta ad aiutare l'Iraq con un forte azione diplomatica per la stabilità dell'intera ragione. Per questo l'Italia "è impegnata nella definizione di una cornice internazionale a partire da quella europea", per fare fronte alla crisi irachena. Tra gli interlocutori della Farnesina anche l'Iran: "In questi giorni", ha affermato Mogherini, "abbiamo lavorato in contatto costante con attori della regione, e con paesi che hanno una chiara e diretta influenza sull'Iraq" dal "ministro degli Esteri iraniano a quello turco, emiratino, giordano". Renzi ha incontrato anche il presidente iracheno Fouad Masoum, di etnia curda. Secondo le ultime notizie provenienti dal fronte, l'offensiva lanciata contro gli jihadisti a Tikrit non sembra aver sortito l'effetto sperato. Annunciata come l'operazione più imponente per liberare la città natale di Saddam Hussein a 130 chilometri da Baghdad, ha subito uno stallo dopo poche ore a causa della strenua resistenza dei miliziani dello Stato Islamico. Le forze di sicurezza irachene sono state costrette a fermarsi all'ingresso della città, bombardata dall'artiglieria pesante.
Renzi in Iraq: "L'Europa non volta le spalle ai massacri"
Visita lampo del premier. Incontri con al-Abadi, al-Maliki e il presidente Masum. L'Italia pronta a inviare armi ai curdi. Mogherini: "Non bastano, serve una forte azione diplomatica"