È ora la Nigeria la nuova frontiera dell’epidemia di Ebola. Centotrentanove le persone messe in quarantena ieri. Mentre Liberia e Guinea chiudono le frontiere, un caso sospetto è stato registrato in Canada e c’è già un vaccino in arrivo. «Pronto ad essere testato sull’uomo e disponibile già dal 2015», giura l’Organizzazione mondiale della Sanità. Un tempismo perfetto, che ha spinto «Il Tempo» ad andare a scovare lo studio pubblicato da Sheikh Humar Khan, il direttore del laboratorio di ricerca di Kenema, in Sierra Leone, morto dopo essere stato contagiato dal virus e dopo aver scoperto che l’Ebola che sta uccidendo nell’Africa occidentale è un organismo mutante e quindi più virulento. Ma andiamo con ordine. Il ministro della Salute nigeriano Chukwu Onyebuchi ha confermato nove casi accertati di Ebola e 139 persone contagiate e già mese in quarantena. La vicina Liberia ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria. Tanto che l’imprenditore trevigiano Diego Pol ha deciso di chiudere l’impresa di famiglia Cesaf Liberia, che opera nel settore delle costruzioni, e di riportare a casa i dieci europei che lì lavorano. «La salute viene prima di tutto», spiega. Una suora congolese è morta dopo aver contratto il virus all’ospedale San Giuseppe di Monrovia, capitale della Liberia, dove lavorava come infermiera accanto ai missionari spagnoli dell’ordine dei Frati Ospedalieri di San Giovanni di Dio. Suor Chantal Pascaline collaborava con padre Miguel Pajares, il sacerdote spagnolo rimpatriato tre giorni fa e ricoverato all’ospedale Carlo III di Madrid. Insieme a lui è rientrata in Spagna un’altra suora, Juliana Bonoha Bohe, negativa ai test ma tenuta sotto osservazione. Nello stesso ospedale liberiano è stata colpita dall’Ebola anche una religiosa originaria della Guinea, Paciencia Melgar. La Guinea ha annunciato la chiusura delle frontiere con Sierra Leone e Liberia nel tentativo di arginare la diffusione dell’epidemia del virus Ebola che sta colpendo l'Africa Occidentale. Il ministro della Sanità Remy Lamath ha precisato che «si tratta comunque di un provvedimento provvisorio». Anche le autorità liberiane avevano del resto deciso di chiudere i confini già alla fine di luglio. Un caso sospetto è stato registrato in Canada: un turista di ritorno dalla Nigeria con sintomi compatibili all’infezione è in isolamento all’ospedale William Osler di Brampton, nell’Ontario. In Italia il consigliere regionale dell’Emila Romagna Andrea Pollastri ha già sollecitato la Giunta a «monitorare le comunità straniere in relazione all’epidemia in corso». Soltanto in Guinea i morti sono 367. Quasi mille nelle regioni dell’Africa colpite. Perché Ebola sta uccidendo più velocemente rispetto al passato? Probabilmente perché è un virus mutante. Lo rivela lo studio «Malattie febbrili acute virali non diagnosticate in Sierra Leone», pubblicato lo scorso luglio da Sheikh Humar Khan, il direttore del laboratorio di Kenema morto dopo essere stato contagiato dal virus. Il team, di cui faceva parte anche Randal J. Schoepp, medico di Usamriid, l’Istituto di malattie infettive dell’esercito Usa che si occupa di produrre vaccini per proteggere i militari da «minacce biologiche», stava cercando un nuovo anticorpo per diagnosticare in tempi brevi la febbre di Lassa e ha invece trovato il virus mutante. «Ebolavirus in Sierra Leone potrebbe essere il risultato di virus Bundibugyo o una variante genetica di Ebola», scrive Humar Khan. «Questo risultato - riporta la relazione - è stato inaspettato perché la nostra ipotesi era che sia più probabile trovare Ebolavirus del tipo Tai Forest (individuato in Costa d’Avorio nel 1994 ndr), l’unica specie descritte in Africa occidentale». I ceppi più diffusi e virulenti arrivano infatti da Congo e Uganda. «Anche se i campioni di siero sono stati in grado di neutralizzare Ebov solo a livello basso, è possibile che il virus sia una variante genetica», insiste lo studio. «Questo estende la regione geografica Ebolavirus per la Sierra Leone e la regione circostante». I ricercatori di Kenema purtroppo non sono stati in grado di determinare il nuovo ceppo perché, essendo sconosciuto, non ci sono ancora marcatori chimici per scovarlo. Di qui la dichiarazione del presidente della Sierra Leone Ernest Bai Koroma che si è chiesto «se la virulenza di Ebola sia stata ottenuta con una mutazione». Sottintendendo «provocata dall’uomo» e riflettendo sulle «interconnessioni tra le multinazionali farmaceutiche e l’industria della ricerca». E ora, mentre l’epidemia avanza, l’Organizzazione mondiale della Sanità annuncia che c’è un vaccino in dirittura d’arrivo. Quello della britannica GlaxoSmithKline, già testato sugli animali e pronto per la sperimentazione sull’uomo a partire da settembre. «Ciò senza ricorrere al siero segreto sviluppato negli Usa dalla Zmapp e usato per curare il medico e l’infermiera ricoverati ad Atlanta», afferma il capo della divisione vaccini dell’Oms Jean-Marie Okwo Bele. «Potremmo avere risultati (non già il vaccino effettivo, però) entro la fine dell’anno. Pensiamo di formare un consorzio con colleghi che lavorano presso l’istituto nazionale per la Salute degli Usa e forse altri nel Regno Unito. E con Gsk cercheremo di avviare la fase degli studi clinici». Studi che verranno effettuati «prima negli Usa e poi in un Paese africano perché é là che abbiamo i casi». Quindi bisognerà «determinare che i vaccini non abbiano effetti nocivi, che la riposta immunitaria sia eccellente e la quantità da mettere nelle dosi». «E può darsi - sottolinea Okwo Bélé - che si possano mettere in atto procedure d’urgenza». Un tempismo perfetto che il sito Internet www.autismovaccini.it aveva già previsto il 24 luglio scorso denunciando gli interessi della «GlaxoSmithKline coinvolta nella ricerca sul vaccino anti Ebola attraverso la controllata svizzera Okairos, acquistata nel 2013, giusto in tempo per l’epidemia». «Elementi senza scrupoli - prosegue - hanno deciso che la Sierra Leone rappresenta il posto ideale per organizzare una pandemia in grado di diffondersi in altre parti del mondo, al fine di organizzare vaccinazioni di massa sotto il potere coercitivo dell’Oms». Intanto in Liberia è il caos. La polizia antisommossa ha disperso una manifestazione contro il ritardo del governo nel raccogliere i corpi delle vittime di Ebola. Secondo i residenti da due giorni a Weala, a 75 chilometri da Monrovia, ci sono cadaveri contaminati per le strade. In Sierra Leone il centro di Kenema è stato chiuso e i controversi test clinici accusati di diffondere il virus sono stati fermati per ordine del Ministero della Sanità. I malati però sono stati riportati a casa dai familiari, contribuendo alla diffusione dell’epidemia.
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