Un'alleanza strategica in campo economico ed energetico, nel settore culturale ed educativo,sui temi della politica estera e delle relazioni internazionali. La partnership tra l'Italia e l'Azerbaigian,uno dei Paesi emergenti nel panorama mondiale, si è ulteriormente rafforzata con la recente visita del presidente azero Ilham Aliyev a Roma.Un viaggio ufficiale, il quarto di un capo dello Stato azerbaigiano in Italia dalla nascita della Repubblica nel dicembre 1991, che ha portato alla conclusione di quattro documenti. Il più importante è senza dubbio la «dichiarazione congiunta di partenariato strategico». «È il passo logico dell'innalzamento del livello delle nostre relazioni – sottolinea l'ambasciatore azerbaigiano in Italia, Vaqif Sadiqov – Non necessariamente, infatti, tutti i buoni rapporti diventano strategici. Questa cooperazione invece apre prospettive nuove sul piano politico, con regolari incontri bilaterali ogni anno, su quello della sicurezza, ma anche per quanto riguarda la difesa, l'economia, la cultura e a livello di collaborazione con le Regioni e i Comuni». La dichiarazione, tra le altre cose, rilevando «l’eccellente stato delle relazioni, basate sull’amicizia, l’uguaglianza, la fiducia reciproca e la convergenza di rispettivi interessi in vari settori» sottolinea l’intenzione di «elevare le relazioni attraverso l’approfondimento e l’ampliamento della collaborazione» in campi «di reciproco interesse sia sul piano bilaterale che in ambito internazionale». Esistono radici storiche molto antiche nei rapporti tra i due Paesi. Senza andare a disturbare le legioni di Domiziano, che lasciarono i loro graffiti in Azerbaigian, o le citazioni di Marco Polo nel «Milione», si può ricordare il contributo fornito dagli ingegneri minerari italiani quando cominciò a svilupparsi l'industria estrattiva del petrolio nel XIX secolo. Ma non è l'unico settore che ha attirato nostri connazionali nel Paese caucasico. Ad esempio molti palazzi del centro della capitale Baku sono «firmati» da architetti italiani. Così è stato naturale che dopo la fine dell'Unione Sovietica i rapporti ripartissero e si sviluppassero da queste relazioni. L'Italia fu tra i primi Paesi a riconoscere l'indipendenza azera. La nostra ambasciata a Baku fu inaugurata nel 1997, quella azera a Roma aprì nel 2003. Lo scambio commerciale nel 2013 si è attestato sui 7 miliardi di euro. «Oggi – spiega ancora l'ambasciatore – rilasciamo ogni mese 600 o 700 visti a cittadini italiani. Sono centinaia le imprese e le organizzazioni che lavorano in Azerbaigian nell'edilizia, nelle infrastrutture, nella tecnologia informatica, nell'agroalimentare, nel turismo e nella ristorazione, nell'industria aerospaziale». Ma è ovvio che il settore energetico è quello prevalente. L'Azerbaigian, la «terra del fuoco», all'inizio del secolo scorso deteneva circa la metà della produzione mondiale di petrolio e durante la Seconda Guerra mondiale forniva l'85% di greggio all'Unione Sovietica. Oggi l'obiettivo è tornare ad essere uno dei principali fornitori dell'Europa, sia di petrolio che di gas. «La questione – afferma Sadiqov – non è solo economica mapolitica. Molti Paesi olevano comprare le nostre risorse energetiche. Per noi sarebbe stato molto più facile guardare a Est, a Sud o a Nord ma proprio per le ragioni storiche delle nostre relazioni ci siamo rivolti a Ovest». Decisione che per il Vecchio Continente è fondamentale per diversificare gli approvvigionamenti. E in questa partita è decisivo il ruolo dell'Italia. Il motivo è semplice. Esiste già un oleodotto che arriva in Turchia. Ora è iniziata la costruzione del gasdotto che entro il 2019 arriverà in Albania. A quel punto c'erano due possibilità: dirigersi a Nord (il progetto «Nabucco», opzione preferita dai Paesi balcanici) oppure attraversare l'Adriatico e arrivare in Italia, per la precisione a San Foca, in Puglia (la Tap, Trans Adriatic Pipeline). L'intero tracciato, suddiviso in quattro parti, per circa 3.000 chilometri di lunghezza, costa circa 55 miliardi. Il presidente uscente della Commissione europea, Barroso, lo scorso mese a Baku ha detto senza esitazioni che il «corridoio energetico meridionale» è il principale progetto infrastrutturale dell'Unione e ha il pieno sostegno della Commissione. Un'opera che farebbe dell'Italia un «hub» energetico determinante per tutta l'Europa. Eppure, non mancano i soliti oppositori e nel Salento si sono già formati movimenti «No Tap». I rappresentanti istituzionali italiani nei colloqui con Aliyev hanno garantito il pieno appoggio alla Tap assicurando che l'Italia farà di tutto per implementare il progetto. E l'adozione di «partenariato strategico» non potrà che avvalorare gli impegni assunti.
Italia-Azerbaigian, alleanza strategica
Rapporti consolidati in occasione della visita del presidente Aliyev. Energia: impegno comune per il gasdotto «Tap» che arriverà in Puglia
