Avanzano i jihadisti dello Stato Islamico nel nord dell'Iraq e i cristiani, decine di migliaia di cristiani, sono in fuga. Al dramma della comunità cristiana irachena, Papa Francesco aveva dedicato la preghiera dell'Angelus del 20 luglio scorso, ricordando che “i nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via e devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente con loro". Francesco oggi ha chiesto aiuto, con un pressante appello alla comunità internazionale perché garantisca la protezione della popolazione e aiuti agli sfollati. “Attivandosi per porre fine al dramma umanitario in atto, ci si adoperi per proteggere quanti sono interessanti o minacciati dalla violenza e per assicurare gli aiuti necessari, soprattutto quelli più urgenti, a così tanti sfollati, la cui sorte dipende dalla solidarietà altrui". Il messaggio del Pontefice è stato letto dal portavoce padre Federico Lombardi. Papa Francesco "rinnova la sua vicinanza spirituale a quanti stanno attraversando questa dolorosissima prova e si unisce agli appelli accorati dei vescovi locali, chiedendo, insieme a loro e per le loro comunità tribolate, che salga incessante da tutta la Chiesa una preghiera corale per invocare dallo Spirito Santo il dono della pace". Il patriarca caldeo di Babilonia, Louis Raphael Sako, il capo della più grande confessione cristiana in Iraq, ha chiesto esplicitamente aiuto militare: "C'è bisogno di sostegno internazionale e di un esercito professionale e ben equipaggiato. La situazione sta andando di male in peggio". I miliziani jihadisti, che sono considerati troppo violenti ed estremisti dalla stessa al-Qaeda, hanno preso il controllo delle zone a maggioranza cristiana situate nella piana di Ninive, in cui vivono dagli albori della cristianità: cacciati i "peshmerga”, le truppe curde considerate forze di èlite e che invece hanno abbandonato il terreno, hanno conquistato l'una dopo l'altra Qaraqosh, la più grande città cristiana dell'Iraq, e le aree circostanti. Sono cadute nelle loro mani Tal Kayf, Bartella e Karamlesh. I jihadisti sostengono che nell'offensiva, cominciata nel fine settimana, hanno preso il controllo di 15 città (oltre alla più grande diga del Paese, quella di Mosul, e a una base militare). In preda al terrore, migliaia di fedeli e religiosi cristiani sono in fuga verso il Kurdistan autonomo. Qaraqosh è una città interamente cristiana, che si trova tra Mosul, da settimane in mano ai jihadisti, e Arbil, la capitale della regione curda. "E' terribile, non si può raccontare", ha detto sconsolato Joseph Thomas, arcivescovo caldeo di Kirkuk e Sulaimaniyah. Il patriarca di Babilonia - che già nei giorni scorsi aveva scritto al pontefice per denunciare "l'enorme tragedia" dei cristiani iracheni e il fatto che la Chiesa è completamente "sola, oggi più che mai" - ha descritto una situazione drammatica: "Ci sono 100mila cristiani sfollati, fuggiti magari con nient'altro che i loro vestiti e a piedi per raggiungere le regioni del Kurdistan. E' un disastro umanitario: le Chiese sono state occupate e tolte le croci", bruciati almeno 1.500 manoscritti. Nel giugno scorso, lo Stato Islamico ha preso il controllo di Mosul, e a partire da allora ha continuato con la sua conquista verso altre regioni tra cui Sinyar. Si è spinto verso il Sud, a poche decine di chilometri da Baghdad. E nel mirino non ci sono solo i cristiani, ma tutti coloro che sono considerati “pagani”. Negli ultimi giorni è toccato agli yazidi, che i jihadisti chiamano "adoratori del diavolo", perché hanno un culto che incorpora elementi di zoroastrismo, manicheismo, ebraismo, cristianesimo e islam. A Sinyar, hanno scatenato una crisi umanitaria denunciata anche dall'Onu: i residenti sono dovuti fuggire, massacrati decine di uomini, donne, ma anche bambini; e secondo l'Unicef, sono morti anche 40 piccoli, di disidratazione e stenti, mentre fuggivano con le famiglie sulle montagne.
Iraq, l'appello del Papa per i cristiani in fuga
I miliziani jihadisti hanno preso il controllo delle zone a maggioranza cristiana del Paese. Francesco: la comunità internazionale garantisca la protezione della popolazione e aiuti agli sfollati
