Fragile, troppo fragile per reggere. La tregua faticosamente raggiunta l’altra notte alla quale avevano aderito sia Isreale che Hamas doveva durare tre giorni. Ha tenuto solo qualche ora. Inevitabile lo scambio di accuse sulla violazione del cessate il fuoco. Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot ha riferito che due ore dopo l'inizio del cessate il fuoco, un razzo è stato lanciato nella regione di Eskhol, seguito da un altro lanciato pochi minuti dopo ma che non ha raggiunto il territorio israeliano. La tv satellitare Al Jazeera ha invece parlato di quattro palestinesi uccisi tre ore dopo l’inizio della tregua. Poi la nota del premier Netanyahu che ha informato l’Onu sulla ripresa delle ostilità: «Ancora una volta, Hamas e le organizzazioni terroristiche a Gaza hanno palesemente infranto il cessate il fuoco per il quale si erano impegnate davanti al segretario di Stato americano e al segretario generale dell’Onu». A far crollare definitivamente le speranze il blitz palestinese nel sud della Striscia con l’uccisione di due soldati israeliani e il rapimento di un terzo. I miliziani sarebbero sbucati da un tunnel e un kamikaze si sarebbe fatto saltare in aria uccidendo i militari mentre il sottotenente del Battaglione Givati Harad Goldin, 23 anni, originario di Kfar Saba, è stato portato via dai palestinesi. Hamas però ribalta le accuse. Musa Abu Marzouk, esponente dell'ufficio politico di Hamas, ha sostenuto che «non c'è alcuna giustificazione da parte di Israele per la violazione della tregua perché l'ufficiale è stato catturato e due soldati sono stati uccisi prima della tregua». Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha definito «barbara» la violazione della tregua e il segretario di Stato Kerry ha rincarato la dose giudicandola «scandalosa». La reazione israeliana non si è fatta attendere e Rafah, nel sud della Striscia, è stata ripetutamente bombardata. Medhat Abbas, direttore del ministero della Sanità, ha parlato di almeno 60 morti e 220 feriti. La ripresa dei combattimenti ha avuto come conseguenza anche l’annullamento dei colloqui di pace al Cairo. Dopo l’annuncio della tregua, l’Egitto aveva infatti invitato le delegazioni palestinese e israeliana a un tavolo di trattative. Alla Bbc, il ministro degli Esteri, Sameh Shukri, ha detto che l'Egitto è sempre pronto a ricevere le delegazioni, non ha rinviato o annullato i colloqui ma hanno influito gli ultimi sviluppi, che porteranno a un ritardo nei negoziati. Anche in questo caso Hamas accusa Israele di voler boicottare i colloqui. L’unico che sembra ancora cercare una soluzione diplomatica è il presidente dell’Anp, Abu Mazen, che ha comunque organizzato la delegazione confermando che «arriverà al Cairo domani (oggi, ndr) qualsiasi cosa accada, e comprenderà rappresentanti di Hamas, della Jihad islamica e del Fronte popolare». E mentre cominciano a farsi vibranti le proteste anche in Cisgiordania, dove si sono verificati scontri nei quali sono morti un palestinese di 22 anni a Tulkarem e un diciannovenne a Saffa, vicino a Ramallah, il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente della Caritas Internationalis, in un documento specifico sulla situazione nella Striscia di Gaza, chiede «un cessate il fuoco permanente come primo passo sulla strada di una pace giusta, basata su negoziati inclusivi in tutta la regione». Ricordando l'impegno della Caritas sulle condizioni di vita dei palestinesi e riprendendo l'appello di Papa Francesco nell'incontro di preghiera con i presidenti Peres e Abu Mazen in Vaticano, Maradiaga chiede «la fine del blocco su Gaza, affinchè i suoi abitanti possano vivere una vita degna» e prega perché «le anime di palestinesi e israeliani restino libere di credere un futuro di giustizia e di pace».
Ufficiale israeliano rapito da Hamas
Soldati uccisi da miliziani sbucati da un tunne. La fragile tregua è saltata dopo appena due ore. I colloqui di pace promossi dall'Egitto sono stati annullati
