L’azione diplomatica per Gaza sembra aver portato un risultato concreto con una tregua umanitaria di tre giorni. Avevano destato clamore, infatti, per i rapporti esistenti, le dichiarazioni della Casa Bianca sulle responsabilità di Tel Aviv. Washington ritiene che ci siano pochi dubbi che Israele sia coinvolta nel bombardamento della scuola Onu (Unrwa) a Gaza che ha causato mercoledì almeno 23 morti. «L'aver colpito una struttura Onu, in cui avevano trovato rifugio civili innocenti che stavano sfuggendo alla violenza è totalmente inaccettabile ed indifendibile» ha detto il portavoce Josh Earnest. Dichiarazioni seguite da quelle del Pentagono secondo cui è «troppo alto il numero dei civili» palestinesi rimasti uccisi durante l'offensiva israliana a Gaza e ha chiesto all'alleato - cui però fornisce nuove armi e munizioni - di «dimostrarsi all'altezza degli alti standard necessari per proteggere i civili». Un pressing politico con il quale gli Stati Uniti hanno mostrato l’irritazione per lo sdegno che monta nel mondo ad ogni civile ucciso dalle bombe israeliane. Forse anche per questo nella notte è stato annunciato un cessate il fuoco di 72 ore a partire dalle 7 di questa mattina. Gli ultimi numeri forniti dai palestinesi parlano di 1422 vittime - non tutte civili - nel 24° giorno dell'offensiva. Un numero superiore a quello registrato nell’invasione del gennaio 2009 (1410 morti). Philippe Krahenbuhl, numero uno dell'Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, riferendo al Consiglio di Sicurezza (che in serata era tornato a chiedere una tregua), ha detto che i palestinesi di Gaza sono «su un precipizio». Ha spiegato che il numero di rifugiati all'interno dei centri Onu è arrivato a quota 220.000, quattro volte il numero raggiunto nel conflitto di Gaza del 2008-2009. «Credo che la popolazione sia su un precipizio - ha detto, parlando in teleconferenza con New York - e chiedo alla comunità internazionale di prendere le misure necessarie per far fronte a questa situazione estrema». Ma l’Onu ha puntato l’indice anche contro gli Stati Uniti. L'Alto Commissario per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha denunciato gli Usa per il fatto di fornire materiale bellico all'esercito israeliano e per non fare abbastanza per fermare l'offensiva contro Gaza. «Gli Usa hanno influenza su Israele e dovrebbero fare di più per fermare le morti, per mettere le parti nel conflitto» sedute a un tavolo «a dialogare» ha detto Pillay. L’Alto Commissario Onu ha anche ricordato gli aiuti finanziari a Tel Aviv: «Non solo gli Usa forniscono a Israele l’artiglieria pesante ma hanno prestato quasi un miliardo di dollari all’alleato perché creasse una protezione contro i razzi per proteggere la popolazione civile. Protezione su cui non possono contare i civili a Gaza» ha concluso polemicamente. Ora bisognerà vedere se reggerà la tregua annunciata. Ieri il premier Netanyahu aveva ribadito che non avrebbe accettato alcun cessate il fuoco che impedisse a Israele di distruggere tutti tunnel scavati dai miliziani. «Siamo determinati a compiere la nostra missione, con o senza il cessate il fuoco - ha affermato - E dunque non accetterò alcuna proposta di tregua che non consentirà all'esercito di completare questo lavoro, necessario per la sicurezza dei cittadini israeliani». E a conferma che Israele potrebbe allargare l'offensiva, l'esercito ha richiamato altri 16.000 riservisti. Da Gaza intanto non si arresta il lancio di razzi. Un lavoratore cinese di 30 anni è rimasto ferito dalle schegge di un razzo esploso a Kiryat Gat. Altri tre sono stati intercettati dal sistema di difesa «Iron Dome». Lievemente feriti anche una ragazza di 14 anni e un uomo di 60 anni.
Anche la Casa Bianca ora accusa Israele
«Inaccettabile» la strage nella scuola Onu
