Dodici ore di tregua a Gaza a partire da stamattina alle 7. Non è ancora una svolta ma potrebbe assomigliargli. Quando sembrava che avvessero vinto per l’ennesima volta i falchi e le flebili speranze di un cessate il fuoco dopo 18 giorni di combattimenti nella Striscia sembravano infrangersi sugli scogli dell’estremismo, si è aperto uno spiraglio. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu «ha espresso la disponibilità a discutere» di un cessate il fuoco di 12 ore proposto dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, ha riferito il segretario di Stato Usa John Kerry in conferenza stampa al Cairo. «L’unico modo in cui possiamo risolvere questo conflitto - ha dichiarato il capo della diplomazia americana - è che le parti si riuniscano e lavorino insieme». In nottata, anche Hamas ha accettato le dodici ore di tregua nella Striscia di Gaza a partire da questa mattina alle 7. E un ufficiale di alto rango israeliano ha confermato a Haaretz che Netanyahu ha detto al segretario di Stato Usa Kerry e al segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-Moon che Israele inizierà una tregua umanitaria di 12 ore a partire dalle 7. Il cessate il fuoco - ha spiegato l’ufficiale - è mirato a permettere alla popolazione civile palestinese di ottenere cibo e acqua, agli ospedali di procurarsi farmaci e alle organizzazioni umanitarie di fornire assistenza. All’interno del Gabinetto di sicurezza israeliano sembrava prevalere la linea di quanti ritenevano la proposta di cessate il fuoco umanitario di sette giorni, avanzata dai mediatori egiziani con il sostegno di Ban Ki-Moon e Kerry, troppo favorevole ad Hamas. «I palestinesi potrebbero approfittare della tregua per rifornirsi nuovamente di armi» è la tesi dei sostenitori dell’operazione «Margine protettivo». Israele non vuole lasciare la Striscia per continuare a distruggere i tunnel che offrono ad Hamas la possibilità di trafficare e nascondere armi. Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, aveva ipotizzato che la tregua iniziasse nel fine settimana, in coincidenza con la festa musulmana Eid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. Oggi Kerry volerà a Parigi per un summit con altri ministri degli Esteri alla ricerca di una soluzione. La speranza è che la tregua possa essere l’inizio di una nuova fase, anche se il ministro della Difesa israeliano Yaalon, parlando ai militari, ha detto che l’operazione potrebbe allargarsi significativamente. «Il popolo di Gaza ha sanguinato abbastanza. Non c’è una soluzione militare a questo conflitto» ha però aggiunto dal Cairo Ban Ki-Moon, sottolineando la necessità di «affrontare le radici della crisi». Intanto non si ferma il lancio di razzi da parte di Hamas. Ieri ne sono caduti tre vicino all’aeroporto di Tel Aviv «Ben Gurion» costringendo un volo di Air Canada proveniente da Toronto a ritardare l’atterraggio. Nella Striscia i morti palestinesi sono ormai 845 a fronte di 35 caduti israeliani.
Tra Israele e Hamas dodici ore di tregua
Cessate il fuoco da stamattina alle 7. Ma Tel Aviv resta nella Striscia. Il segretario dell’Onu: «Il popolo di Gaza ha sanguinato abbastanza»
