Esteri

Aereo algerino cade nel deserto del Mali ( FOTO )

Il velivolo sparito dai radar: 116 morti. Boeing malese abbattuto: si dimette il premier ucraino

Ancora una catastrofe nei cieli. Questa volta è di 116 morti il bilancio delle vittime dell’incidente aereo avvenuto ieri, tra Gao e Tessalit, a Mali. Tra loro, secondo il sito ufficiale dell’aeroporto di Quagadougou, si trovavano anche due funzionari europei, di nazionalità francese, e Mariela Castro, figlia del presidente di Cuba Raùl Castro e della rivoluzionaria Vilma Espìn. Ma la notizia è stata subito smentita dalla diretta interessata che dall’Avana, dove partecipa a un incontro con collaboratori del Centro Nazionale di Educazione Sessuale, ha dichiarato a Telesur: «Sono viva, vegeta, felice e in buona salute». Rimane certa la notizia della tragedia: il velivolo diretto all’aeroporto di Algeri, si è schiantato ieri mattina, cinquanta minuti dopo il decollo dalla capitale del Burkina Faso. Erano le 3,55 in Italia quando si è perso il contatto radar con l’apparecchio, un McDonnell Douglas Md83 di diciotto anni, appartenente alla compagnia spagnola Swift Air ma ceduto in leasing alla Air Algerie. I tifosi del Real Madrid conoscono già l’aereo, utilizzato dal club blanco tra il 2007 e il 2009, ribattezzato come «La Saeta». Al principio, stando alle autorità algerine lo schianto era avvenuto nel deserto del Niger. Ma aveva ragione la Bbc. La fonte, un generale della missione Onu nel Paese, Koko Essien, aveva fatto subito notare che a nord di Mali, l’area dello schianto è vastissima e scarsamente popolata. Secondo indiscrezioni raccolte dall’agenzia France Presse, «l'aereo era non lontano dalla frontiera algerina quando è stato chiesto all’equipaggio di deviare a causa di una cattiva visibilità e per evitare un rischio di collisione con un altro aereo che assicurava il collegamento Algeri-Bamako. Il segnale è stato perduto dopo il cambio di rotta». Le Figaro riferisce che, oltre ai 51 passeggeri di nazionalità francese, c’erano 27 del Burkina Faso, 8 libanesi, 6 algerini, 5 canadesi, 4 tedeschi, 2 del Lussemburgo, uno del Mali, un belga, uno del Camerun, un nigeriano, un egiziano, un ucraino, un rumeno, uno svizzero e varie persone ancora da identificare. Nessun italiano figura nella lista. Ma tutti dovevano fare scalo ad Algeri intorno le 7,10, per poi dirigersi verso altre destinazioni in Europa, Medio Oriente e Canada. Insieme a loro sono morti i sei membri dell’equipaggio (due piloti e quattro assistenti di cabina), tutti spagnoli. E mentre sui canali francesi montano speculazioni su un possibile atto terroristico, «le forze francesi di stanza in Mali hanno individuato il relitto a metà strada tra Gao e Kidal, in una zona desertica di accesso molto difficile». Notizia che rende ancor più vana la speranza di trovare qualche superstite, facendo lievitare a quasi 500 le vittime di questa settimana nera dei voli aerei. Era il 17 luglio un Boeing 777 delle linee aeree malesi, il volo MH17, è stato abbattuto nei cieli dell’Ucraina: morte 298 persone. Quarantasette i passeggeri periti mercoledì scorso a Taiwan, quando un Atr-72 della compagnia TransAsia si è schiantato al suolo in fase di atterraggio sull’isoletta di Penghu, investita dal tifone Matmo. E mentre l’Olanda piange le prime 40 salme dell’aereo abbattuta in Ucraina atterrate all’aeroporto militare di Eindhoven, a Kiev il primo ministro Arseniy Yatsenyuk ha annunciato le sue dimissioni, dopo che il presidente ucraino Petro Poroshenko aveva ben accolto l’uscita dalla maggioranza di due partiti della coalizione che sostenevano il governo, aprendo così una crisi di governo e facendo prendere corpo l’ipotesi di elezioni anticipate. Ha detto il premier ucraino: «Il nostro governo non ha risposte alle domande su come pagare domani gli stipendi, come finanziare l’esercito».

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