Esteri

Messico, 500 bambini schiavi nella casa-famiglia

Sfruttati sessualmente e sottoposti a maltrattamenti d’ogni tipo nel centro di accoglienza nello stato del Michoacan. Salvati dalla polizia

«Nessuno è degno di lode. Ognuno è degno solo di pietà». Scriveva Vasìlij Ròzanov nel suo “Foglie cadute”. Sicuramente la prima frase è vera per i carcerieri dei cinquecento bambini messicani, torturati, abusati e spezzati nella loro infanzia. La seconda parte è tutta vera per queste piccole vittime. Le autorità messicane, stanno ancora scoprendo gli orrori commessi su tutti questi bambini ne “la Gran Familia”, un rifugio per l’infanzia nello Stato occidentale del Michoacan. Nel complesso de “la Gran Familia”, centinaia di bambini, molti dei quali così piccoli da non superare i due mesi di vita, non venivano riconsegnati ai genitori nemmeno nei giorni di visita, virtualmente imprigionati in locali infestati dai vermi e abitualmente sottoposti a stupri collettivi, come hanno dichiarato le autorità. Il Procuratore Generale messicano, Jesus Murillo Karan, ha detto che lo Stato è entrato di forza in quel posto di orrore martedì dopo che un buon numero di genitori si sono lamentati del divieto di visita. «Quello che abbiamo visto ci ha lasciati senza parola – ha detto Karan – abbiamo trovato 500 bambini in delle condizioni indescrivibili».   Le vittime hanno confermato agli investigatori che i bambini venivano costretti, anche con la violenza, le botte e le cinghiate, a scendere per strada a elemosinare; a mangiare cibo avariato, e a dormire per terra, con ratti e altri animali che di certo un bambino non dovrebbe nemmeno aver mai visto. Non è chiaro quanti bambini effettivamente siano passati da li. La responsabile del complesso, Rosa del carmel Verduzco, è ora detenuta insieme a otto impiegati. Sono accusati di abusi e devono rispondere di ben altro. «Tutto ciò è veramente demoralizzante – ha dichiarato il governatore del Michoacan Salvador Jara Guerrero – non ci aspettiamo mai cose come queste … non dovrebbero succedere, non a Michoacan, non in questa Repubblica». Tomas Zeron de Lucio, capo degli investigatori, vicino al Procuratore Generale, ha dichiarato che i bambini nati nel comprensorio erano tutti genericamente registrati con il cognome Verduzco. Ai parenti veniva detto che i bambini sarebbero stati “liberati” dopo che fossero stati in grado di camminare. Una vittima ha raccontato agli investigatori che anche quest’ultima era una menzogna; almeno per lui. Compiuti i 18 anni la vittima, che vuole restare anonima, chiese il permesso di lasciare il complesso, ma fu tenuta come ragazza di fatica, e purtroppo ben altro, per altri 13 anni. E come nei migliori film dell’orrore, la ragazza, in sostanza sequestrata, ha dato alla luce due bambini, entrambi registrati sotto un altro nome. Lei era autorizzata a vederli solamente tre ore ogni due mesi. Durante l’ultimo incontro con Verduzco, la vittima avrebbe fatto un’offerta in denaro piuttosto enorme, 10mila pesos messicani, per avere la figlia indietro. Senza esito. La sola risposta che le fu data fu una telefonata della direttrice che le ordinava di “mettere insieme i soldi”. Le autorità, intanto, stanno lavorando per ripulire il complesso dai ratti, dagli scarafaggi, perché non c’è altro posto dover poter mettere, per ora, i bambini. Maria Ampudio, una ragazza che lavora in una associazione caritatevole, racconta di ragazze colpite alla testa e gettate giù per le scale. Il complesso deteneva persone dalla nascita fino anche ai 40 anni, hanno detto le autorità. La maggioranza dei minori sono tra i 3 e i 17 anni, 278 maschi e 174 femmine. Ci sono 138 adulti, dai 18 ai 40 anni di età, e, per non farsi mancare nulla, anche sei neonati.

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