Esteri

Gaza: tregua di 5 ore Poi tornano le bombe

Israele vuole il «pieno controllo» della Striscia Missione in Palestina per il ministro Mogherini

GAZA Non è durata neppure cinque ore la tregua tra Israele e Palestina. Accettata ieri alle otto da Tel Aviv ma respinta da Hamas. All’ora di pranzo nella Striscia di Gaza sono tornate a piovere bombe. Dall’inizio dei raid i morti sono più di 170 e oltre mille i feriti. Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha ordinato alle forze armate di «agire energicamente contro obiettivi terroristici a Gaza» dopo che Hamas e la Jihad Islamica hanno rifiutato di aderire alla proposta egiziana di tregua, continuando a sparare missili contro Israele. Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), sarà oggi al Cairo per un colloquio con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi per «consultazioni» per il «porre fine alle ostilità. Venerdì invece, Abbas sarà in Turchia per ulteriori colloqui. Intanto ha invitato tutte le fazioni palestinesi ad accettare la proposta egiziana «così da fermare il bagno di sangue e proteggere gli interessi nazionali del popolo palestinese». Il presidente dell’Anp ha anche auspicato che la proposta egiziana apra «la strada a un'iniziativa diplomatica che porti alla fine dell’occupazione e alla creazione di uno stato palestinese». L'operazione «Confine protettivo» deve portare le forze armate israeliane a «controllare l’intera Striscia di Gaza», ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman. «Israele deve andare fino in fondo. Tutte le formulazioni diplomatiche risultano, in questo caso, deleterie. «È chiaro - ha aggiunto - che Hamas userà ogni cessate il fuoco per fabbricare nuovi razzi e fare entrare clandestinamente altri esplosivi».Il lancio di razzi a partire dalla Striscia di Gaza è la prova secondo Israele che il ritiro da Gaza nel 2005 è stato un errore. «L'iniziativa egiziana rappresenta un tentativo di sconfiggerci», è intervenuto uno dei portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha avuto ieri un colloquio telefonico con il segretario di Stato americano, John Kerry, e ha incontrato il ministro degli Esteri tedesco, Frank Walter Steinmeier, a margine della sua visita in Medio Oriente programmata da lungo tempo. In mattinata, il ministro ha fatto visita a Tel Aviv al Peres Center for Peace. Accompagnata dal collega israeliano Avigdor Liberman, la titolare della Farnesina è stata poi ad Ashdod, località colpita dai razzi lanciati da Gaza. Quindi è stata ricevuta a Ramallah dal presidente palestinese Mahmoud Abbas. Kerry, che avrebbe dovuto far visita in Medio Oriente, «Terrorismo di Stato». Mentre Kerry ha saltato la visita in Medio Oriente e da Vienna e tornato negli Usa, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato lo Stato ebraico di «massacrare» i palestinesi. Manifestazioni di solidarietà ai palestinesi a Teheran e in diverse città dell’Iran. Dietro la nuova guerra c’è anche il controllo dell’acqua e dei bacini idrici che corrono dalla Galilea al deserto di Beer-Sheva, fino al Giordano con i suoi immissari. L’accesso è controllato direttamente o indirettamente da Israele. I palestinesi hanno sempre denunciato le difficoltà di accesso alle risorse idriche. Secondo Oxfam, i raid aerei israeliani hanno aggravato la situazione. Almeno 395mila le persone che hanno gravi difficoltà di approvvigionamento a causa dei danni provocati dai bombardamenti agli impianti idrici e alla rete fognaria.

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