Si chiama “Operation Edge”. Obiettivo fermare il continuo lancio di razzi di Hamas contro civili israeliani (dall’inizio dell’anno sono più di 450 i missili sparati contro Israele). Per ora sono più di cinquanta gli obiettivi colpiti dall’esercito. Durante i combattimenti notturni, l’esercito israeliano, IDF, ha colpito 18 siti lanciarazzi sotterranei, decine di case di affiliati di Hamas, tre commandos di Hamas, e strutture di controllo. L’IDF sta raccogliendo le forze per la prossima ondata. Nelle ultime ore, Hamas ha risposto agli attacchi colpendo Kiryat Malachi e il Kibbutz Ein Hashlosha nella regione di EShkol. «Abbiamo deciso di aggiungere anche delle forze di terra – dice una fonte interna all’esercito – che per ora stazionano ai confini di Gaza, impegnate nei tentativi di impedire gli attacchi da lì. Siamo in una fase avanzata dell’operazione». «Fine a due settimane fa - prosegue - Hamas sembrava poter guardare tutti dall’alto in basso: si era unita al governo di unità nazionale palestinese con Al Fatah. Ora, si trova in un angolo. Ha ottenuto pochissimi risultati dai rapimenti dei ragazzini, presi per ottenere il rilascio dei prigionieri palestinesi, anzi hanno solo peggiorato le cose. Inoltre ha perso sostanzialmente il controllo della zona». Hamas è sotto pressione e per questo motivo, secondo gli analisti, ha cominciato a sparare. Inoltre, anche lo status sociale di fronte agli abitanti della Striscia sta vivendo un momento di declino. Nel bel mezzo del Ramadan non ci sono buone notizie da dare ai propri compatrioti. Hamas ha deliberatamente e indirettamente orchestrato l’aumento del numero dei lanci da Gaza, numero che ha raggiunto il picco lunedì notte scorso, quando più di una dozzina di razzi sono stati lanciati in una manciata di ore.
Israele lancia Operation Edge contro Hamas
Obiettivo fermare il continuo lancio di razzi dalla Striscia di Gaza
