Esteri

Intifada a Roma: botte tra ebrei e palestinesi

A piazza Venezia un ragazzo ferito e un altro fermato. Israele all’attacco: Hamas responsabile dell’assassinio

Spintoni, calci, pugni e schiaffi. Momenti di tensione ieri pomeriggio tra israeliani e palestinesi, in piazza Venezia, a Roma. Qui si erano dati appuntamento, attraverso Internet, un gruppo di palestinesi per protestare contro i raid israeliani in Cisgiordania, a seguito dell'uccisione di Eyal Yifrah, Gilad Shaar e Naftali Fraenkel, i tre studenti rapiti e uccisi da un commando di terroristi vicino il villaggio di Halhul, nei pressi di Hebron, in Israele. Poco più in là, però, a piazza San Marco, si è riunito anche un gruppo di israeliani. E la scintilla è scoppiata. I due gruppi sono venuti a contatto e il bilancio è stato di un ferito e un fermato. La polizia ha disperso i due gruppi, ma un giovane pro-palestina è rimasto isolato dal gruppo quando è stato preso a schiaffi e pugni da altri ragazzi. Portato al Fatebenefratelli ha riportato alcune contusioni. Fermato dalla polizia e portato in commissariato, invece, uno dei ragazzi ebrei. Alla stessa ora il ghetto di Roma ha ricordato i tre ragazzi uccisi con serrande dei negozi abbassate e uno stop volontario a tutte le attività lavorative dalle 16 alle 17 in concomitanza con l'elogia funebre (esped) fissata per le tre giovani vittime alle 17.30 in Israele, 16.30 ora locale e con la funzione religiosa nel Tempio, celebrata dal rabbino capo Di Segni. Nella Capitale, però, le tensioni tra israeliani e palestinesi non sono finite. Lunedì sera, nei pressi di ponte Fabricio, non distante dalla Sinagoga, un gruppo di sei persone, tra cui una donna, sono stati aggrediti. Secondo quanto riferito alla polizia dai feriti, due dei quali soccorsi al Fatebenefratelli con prognosi da tre settimane ad un mese, sarebbe stato un gruppo di persone che si era staccato dal corteo degli israeliani che si è tenuto in serata. Intanto in Isreaele ieri sono state demolite le case dei due presunti assassini di Eyal, Gilad e Naftali. E presto Tel Aviv si prepara a rispondere all’omicidio dei tre studenti. Con le bombe o con la diplomazia, questo è tutto da vedere. Alla fine del Ramadan, infatti, Israele potrebbe partire con un'offensiva su larga scala contro gli integralisti islamici. «Hamas pagherà per la morte dei tre ragazzi», ha giurato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Modin, dove ieri ha partecipato ai funerali degli studenti rapiti il 12 giugno scorso e trovati morti lunedì sera vicino a Hebron. «C’è un’intera nazione che soffre con voi e vi abbraccia. Una nazione che sarà con voi e sarà fonte di consolazione e conforto», ha detto ai genitori degli studenti uccisi. Poco prima l’esercito ha raso al suolo le abitazioni di Marwan Qawasmeh e Amer Abu Aisheh, i militanti di Hamas ritenuti responsabili dell’assassinio. Loro sono irreperibili dal momento in cui i ragazzi israeliani sono scomparsi. Militari e Mossad li stanno cercando, in Cisgiordania Israele ha chiuso le strade di accesso a Hebron e ha arrestato più di 400 membri di Hamas. In un raid nel campo profughi di Jenin è stato ucciso un diciottenne palestinese, Yusuf Abu Zagher. Poche ore dopo il ritrovamento dei corpi senza vita dei tre studenti ebrei, l’aviazione di Tel Aviv ha bombardato 34 obiettivi strategici nella Striscia di Gaza, tra cui basi militari e campi di addestramento del gruppo estremista palestinese Jihad Islamica e di Hamas. I miliziani palestinesi hanno lanciato da Gaza due razzi contro Sderot, nella parte meridionale di Israele. Nessuna vittima, pare, ma danni a case e negozi. Vicino il confine con Israele nel sud della Striscia sono stati feriti quattro palestinesi. Che Israele voglia rispondere all’omicidio dei liceali, giustiziati con colpi d’arma da fuoco, è fuor di dubbio. Ma come farlo e quando ha spaccato la coalizione di centrodestra al governo. «Consideriamo Hamas responsabile per il rapimento e l’omicidio» dei tre giovani israeliani», ha affermato il ministro della Difesa Moshe Yàalon. Gli ha fatto eco il ministro delle Finanze Yair Lapid: «Hamas è responsabile e pagherà un prezzo pesante». Il ministro dell’Economia Naftali Bennett, del partito dei coloni Focolare Ebraico, ha definito «deboli e disonorevoli» le proposte, chiedendo operazioni militari su larga scala nella Striscia di Gaza, la confisca del denaro di Hamas nelle banche in Cisgiordania e la pena di morte per i reati di terrorismo. A frenarlo sono stati sia il capo di Stato maggiore Benny Gantz che il ministro della Difesa Moshe Yàalon, del partito Likud. Yaalon ha accusato Bennett di fare proposte pericolose che potrebbero portare «ad una e una guerra a Gaza». «Abbiamo avuto gravi attentati terroristici, ma non abbiamo iniziato una guerra per questo», è intervenuta Tzipi Livni, ministro della Giustizia ed esponente del partito di centro Hatnua.

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