In Iraq il conflitto intestino con le formazioni integraliste va avanti. La decisione del presidente americano Barack Obama di non ripristinare un contingente militare stabile sul territorio apre a nuovi scenari. Da una parte si contano gli interventi delle milizie legate del Kurdistan iracheno, dall'altra la richiesta di Baghdad di un intervento delle Nationi Unite: un aiuto internazionale motivato da un'azione militare che fino ad oggi è parsa inefficace. Il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, ha avvertito che i curdi manterranno il controllo della città petrolifera di Kirkuk e delle altre città che hanno difeso dall'offensiva jihadista dell'Isil. "Ora questo risultato è stato ottenuto", ha dichiarato Barzani riferendosi alle decennali rivendicazioni curde su Kirkuk e su una fascia di territorio che va dal confine con la Siria a quello con l'Iran e finora era al di fuori dei confini amministrativi del Kurdistan. "Siamo stati pazienti per 10 anni con il governo federale perché risolvesse la disputa", ha dichiarato Barzani nel corso di una conferenza stampa congiunta a Erbil con il ministro degli Esteri britannico, William Hague. "Quando le forze irachene hanno abbandonato queste zone", a metà giugno, "c'è stato un vuoto di sicurezza che i peshmerga (i miliziani curdi, ndr) sono andati a riempire", ha ricordato il leader del Kurdistan. E' la prima volta che Barzani indica espressamente che i curdi intendono annettersi Kirkuk, un centro petrolifero che secondo gli esperti dispone del 2% delle riserve mondiali. Il governo scrive all'Onu. Intanto, il ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari, ha inviato una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, nella quale chiede sostegno urgente al suo paese, che si confronta con la minaccia dei jihadisti sunniti. Come riporta la tv satellitare al-Arabiya, che ha preso visione del documento, la lettera lunga quattro pagine esprime la crescente preoccupazione di Baghdad per la situazione nel paese. Zebari spiega che l'Iraq si confronta con diversi gruppi terroristici internazionali e chiede quindi alla comunità internazionale di mobilitarsi con urgenza. In particolare, il ministro degli Esteri chiede a Ban Ki-moon l'aiuto internazionale soprattutto lungo i suoi confini occidentali, un'area che, a suo dire, esercita un'attrazione magnetica sui terroristi di tutto il mondo. Quello che l'Iraq si aspetta dalla comunità internazionale, si spiega nella lettera, è addestramento militare, tecnologia bellica avanzata e fornitura di armi. Si chiede inoltre di interrompere tutti i canali di finanziamento e ogni altra forma di sostegno alle organizzazioni terroristiche. Nella missiva si afferma che l'aiuto richiesto dall'Iraq è conforme alla Risoluzione 770 del Consiglio di Sicurezza, che riconosce il diritto del paese di chiedere l'aiuto dell'Onu in caso di necessità. Uno stato di necessità, quello attuale, che Zebari spiega in termini di massacri e uccisioni di massa eseguiti dallo Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil) e dalle altre organizzazioni legate ad al-Qaeda attive nel paese e in quelli vicini. Nessun riferimento, nella lettera, al Capitolo VII della Carta Onu, che fissa le norme sulla sicurezza collettiva e definisce i casi in cui gli Stati firmatari sono autorizzati all'uso della forza militare.
Caos in Iraq. Il Kurdistan annette Kirkuk
Baghdad chiede l'intervento Onu contro le milizie integraliste dell'Isil
