Esteri

Iraq, i ribelli alla conquista della raffineria

Secondo fonti dell’agenzia Fides i membri dell'Isil guidati dalle milizie estremiste hanno occupato l'impianto petrolifero più importante del Paese a nord di Baghdad

È questione di ore e i ribelli sunniti iracheni, secondo fonti dell’agenzia Fides, guidati dalle milizie estremiste dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis, formazione jihadista legata ad al Qaeda), avranno conquistato la più importante raffineria petrolifera del Paese; si tratta dell'impianto di Baiji, a nord di Baghdad. Sotto assedio da almeno dieci giorni, l’area era riuscita a resistere agli assalti degli islamisti. L'impianto fornisce oltre un terzo del petrolio raffinato usato in tutta la nazione e la battaglia che si era scatenata attorno alla struttura aveva già causato un parziale razionamento. Intanto gli insorti hanno già ottenuto il controllo di una fascia importante di territorio a nord e a ovest di Baghdad, tra cui Mosul la seconda più importante della nazione. A dimostrazione che si tratti di una strategia ben organizzata, nelle stesse ore è in atto l'assedio a una diga nei pressi di Haditha, strategica per la vita della nazione, e i guerriglieri hanno catturato tutti i valichi di frontiera con la Siria e la Giordania. Un portavoce dei ribelli sottolinea che il controllo della raffineria di Baiji, nella provincia di Salahuddin, fondamentale per i rifornimenti energetici a nord, fra cui Mosul, verrà ora assegnato ai rappresentanti delle tribù locali. E ha aggiunto che l'avanzata verso Baghdad "continua" inesorabile. Ieri il segretario di Stato americano John Kerry ha incontrato i vertici governativi, confermando un «sostegno intenso e prolungato» all'Iraq da parte degli Stati Uniti. Se i leader irakeni prenderanno le misure necessarie per mantenere unito il Paese, ha aggiunto il segretario di Stato, queste misure saranno anche "efficaci". E rilancia l'invito a formare un governo che sia "inclusivo" - leggi dimissioni di al Maliki ed esecutivo di unità nazionale - di tutte le anime del Paese "il prima possibile". Intanto la regione curda spinge sempre di più per l’indipendenza. In un'intervista alla Cnn il presidente curdo Massoud Barzani annuncia la prossima richiesta di "indipendenza formale" della regione, rispetto al resto del Paese. «È evidente che l'Iraq si sta sgretolando» avverte, «ed è altrettanto ovvio che il governo centrale o federale ha perso il controllo della situazione. Sta cadendo tutto, l'esercito, le milizie, la polizia». «È giunto il tempo - conclude - per il popolo del Kurdistan di determinare il proprio futuro e la decisione del popolo è quello che ci accingiamo a sostenere».

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