Esteri

Iraq agli Usa: "Raid aerei contro i miliziani"

I guerriglieri jihadisti puntano alla conquista delle infrastrutture petrolifere

Il governo iracheno dello sciita Nuri al-Maliki ha chiesto agli Stati Uniti di «effettuare raid aerei contro i miliziani» jihadisti. Lo ha affermato il ministro iracheno degli Esteri, Hoshyar Zebari, come riporta la tv satellitare al-Arabiya. In Iraq i guerriglieri jihadisti puntano alla conquista delle infrastrutture petrolifere. Nella notte è stata attaccata la più grande raffineria del Paese a Baiji, 210 chilometri a nord di Baghdad. I miliziani sunniti hanno prima distrutto parte delle riserve di petrolio e poi si sono aperti la strada con colpi di mortaio e l'impiego di mitragliatrici per penetrare nell'enorme struttura. Secondo le tv panarabe, una parte delle uomini della sicurezza a guardia degli impianti sono fuggiti e i miliziani avrebbero preso il controllo di tre quarti degli impianti. L'esercito iracheno sostiene però di aver respinto l'attacco e di aver ucciso 40 ribelli. E' difficile verificare l'effettiva situazione nella raffineria perché mancano fonti indipendenti sul posto. La raffineria era sotto assedio da quando i miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), la scorsa settimana, hanno lanciato la massiccia offensiva per instaurare un califfato nella regione e conquistare Baghdad. Intanto, sempre nella provincia di Salaheddin, dove si trova Baiji, i miliziani sunniti hanno conquistato tre villaggi, Albu Hassan, Birwajli e Bastaml e nei combattimenti sono morti 20 civili. A Tikrit, occupata dall'Isis, nei bombardamenti governativi è stato colpito un ospedale di Medici senza frontiere. Lo ha denunciato la stessa Ong, avvertendo che 40.000 sfollati non potranno ricevere assistenza. L'esercito iracheno ha spostato truppe dal sud a Baghdad per difendere la capitale da una possibile offensiva jihadista mentre gli ufficiali responsabili della disastrosa ritirata nel nord sono stati destituiti e ora rischiano la corte marziale. Intanto il premier sciita Nuri al-Maliki ha ammesso per la prima volta le divisioni politiche hanno alimentato il conflitto tra sunniti e sciiti in Iraq, creando "un ambiente adatto ai terroristi". Il solco che separa il governo di Maliki e il mondo sunnita si fa sempre più profondo: gli Emirati Arabi Unuiti hanno richiamato per consultazioni l'ambasciatore a Baghdad per esprimere "forte preoccupazione" per "le politiche settarie che emarginano componenti essenziali del popolo iracheno". In questa situazione caotica arriva anche la notizia del sequestro a Mosul di 40 operai edili indiani, per lo più originari dello Stato indiano settentrionale con una forte presenza musulmana del Punjab. Lavoravano in Iraq per una societa' con sede a Baghdad.

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