È morta lapidata. L’hanno uccisa i suoi parenti, la sua famiglia. Questa è stata la fine di Farzana Iqbal, una ragazza di 25 anni, pakistana, colpevole di aver amato un uomo che non era quello scelto dalla sua famiglia. Questa colpa è stata così grave, da aver spinto il fratello e il padre a essere i primi a lanciare le pietre che l’hanno prima stordita e poi massacrata. La notizia è stata dal Pakistan’s daily newspaper. La ragazza stava aspettando di entrare nella sede della Corte di giustizia per deporre riguardo la sua istanza, ma è stata circondata da un gruppo organizzato di persone che hanno cominciato a lanciarle addosso dei mattoni. Era stata promessa a suo cugino. Ma aveva deciso, spontaneamente, di sposare invece Mohammad Iqbal, un poliziotto locale. La sua famiglia lo aveva accusato di rapimento, costringendo Iqbal, al terzo mese di gravidanza, ad andare in tribunale a chiarire di essersi sposata con lui di sua spontanea volontà. Era un gruppo di circa trenta persone, secondo quanto riportato dall’agenzia AFP, ad aver circondato la ragazza per poi finirla a sassate. «Il fratello ha aperto il fuoco contro di lei – ha dichiarato il portavoce della polizia locale Rana Akhat - ma ha mancato il colpo. Lei ha provato a scappare, ma le sono corsi dietro». «I parenti l’hanno raggiuta – ha concluso – e colpita a morte con le pietre». Il padre di Iqbal, due fratelli, e l’ex fidanzato, sono stati visti tra quelli che hanno lanciato le pietre. Solo un arresto: il padre. Secondo l’agenzia di stampa Reuters avrebbe ammesso di aver ucciso sua figlia. Giustificandosi però con la scusante di aver commesso un “delitto d’onore”. Sono circa mille i delitti d’onore nel Pakistan. Tutti quanti commessi dalle famiglie delle vittime. Questi sono i dati riportati dalla Aurat Foundation, un gruppo che si occupa di diritti umani nella regione. Oltre a quello di Iqbal il Pakistan è già stato teatro di atrocità orribili. Come quella commessa da un gruppo di persone che ha ucciso una madre e le sue due figlie perché erano state delle “svergognate” a fare un filmino di loro stesse, col cellulare, canticchiando sotto la pioggia. Si chiamavano Noor Basra e Noor Sheza. Ancora nel 2012 una coppia ha ammesso, con serenità disarmante, di aver sciolta viva la loro figlia con l’acido, perché «aveva guardato un ragazzo». Questi sono solo alcuni casi eclatanti. Finiti sui giornali. Ma la realtà è ben lontana da quella riportata dalla Aurat. Perché molti di questi delitti non sono neanche denunciati. I volontari dicono che, come al solito, molti casi non finiscono di fronte al tribunale. Nessuno sa con certezza quali siano le percentuali. Persino quelli che sono dietro le sbarre rischiano di essere liberati. La legge pakistana permette alla famiglia delle vittime di perdonare l’assassino. Ma nei delitti d’onore, sempre secondo la Aurat, la maggior parte delle donne viene assassinata dal proprio nucleo familiare. A dirlo è Wasim Wagha, della Aurat Foundation. La legge, spiega, permette a queste persone di nominare qualcuno perché commetta l’omicidio e poi loro lo perdonano. «Stiamo combattendo contro tutto questo» ha concluso Wagha.
Pakistan, sposa l'uomo che ama: lapidata dalla famiglia
La 25enne incinta uccisa a sassate dal padre e dal fratello perché aveva rifiutato il matrimonio deciso dai parenti