Corpi in strada. Corpi accatastati nell'obitorio, troppo piccolo per contenerli tutti. Corpi abbandonati perché troppo rischioso avvicinarsi sotto i tiri dei cecchini. Donetsk brucia, ancora, nella contesa tra il nuovo governo e i separatisti filo-russi. Cento morti almeno, la metà civili. È il premier della città che si è autoproclamata repubblica del Popolo, Alexander Borodai, a tracciare il numero della tragedia. Le cifre però si rincorrono. Difficile avere una stima certa. Il ministro dell'Inteno Avakov ha parlato di alcune decine di caduti. Per i medici sono stati una trentina. Per il sindaco, che ha invitato tutti a restare in casa, sono 40. “Abbiamo perso 50 miliziani - afferma Borodai -. Molte persone sono rimaste ferite quando l'esercito ucraino ha attaccato due camion che trasportavano i feriti dall'area degli scontri nell'aeroporto. Almeno 15 persone sono morte in quella occasione”. A questi si aggiungono circa 50 civili che sarebbero rimasti uccisi quando le truppe ucraine hanno aperto il fuoco contro le milizie filorusse che si stavano ritirando nei distretti residenziali. Fuoco sui “terroristi”, è l'ordine di Kiev. L'offensiva non si placa. “Andrà avanti finché non ne rimarrà nemmeno uno”, dice il vicepremier. Lunedì gli scontri per il controllo dell'aeroporto, finito nel braccio di ferro in seguito a un agguato dopo le elezioni di domenica scorsa vinte dal miliardario Petro Poroshenko. E poi la granata dell'esercito contro una camionetta che portava i feriti in ospedale. Oggi l'ultimatum, e ancora nuovi scontri. “Resa o morte". Vladislav Seleznyov, un portavoce del comando che coordina l'operazione "antiterrorismo", ha assicurato che “il comando garantisce la sicurezza a coloro che sono disposti a deporre le armi", ma “chi non si arrenderà sarà colpito con armi ad alta precisione". La minaccia arriva dopo un'ulteriore prova di resistenza. I separatisti questa mattina sostenevano di aver riconquistato lo scalo e di aver abbattuto due elicotteri nella notte. Un gruppo di uomini armati non identificato ha assaltato e incendiato il palazzetto per l'hockey. A metà giornata le forze speciali ucraine hanno ripreso il pieno controllo dell'aeroporto. La missione Osce ha perso i contatti con la sua unità destinata a una missione speciale di monitoraggio, quattro sono stati arrestati dai filo-russi. Sono oltre 1000 gli osservatori arrivati per monitorare le elezioni. Nella vicina Lugansk è stato distrutto un accampamento delle milizie ribelli. Nella notte si è combattuto violentemente anche a Slavyansk e nei villaggi vicini. Lì ormai i miliziani suggeriscono ai cittadini di lasciare la città. Lo stesso fanno adesso anche a Donetsk. Il presidente americano Barack Obama, intanto, ha telefonato al collega ucraino, il neoeletto Poroshenko, offrendogli il "massimo sostegno degli Usa". Telefonata anche tra Renzi e Putin, durante la quale il presidente russo ha espresso il suo cordoglio per l'uccisione del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli. Nella stessa telefonata, Putin ha chiesto che le autorità di Kiev fermino l'operazione militare nell'est dell'Ucraina, dove ha perso la vita il giovane, e avviino un dialogo con i leader delle regioni russofone per cercare una soluzione alla crisi. Dopo le elezioni di domenica, questa sera si terrà una cena dei capi di Stato e di governo a Bruxelles. I leader dei Paesi Ue si incontrano in un vertice informale per fare il punto sull'esito del voto e per avviare il percorso che porterà alla nomina del prossimo presidente della Commissione. Ma nel corso della cena parleranno anche delle elezioni presidenziali in Ucraina.
"Resa o morte". Ultimatum di Kiev ai separatisti di Donetsk
Scontri all'aeroporto dopo le elezioni vinte dal miliardario Petro Poroshenko. I filo-russi invitano i residenti a lasciare la città: "100 morti". Telefonata Renzi-Putin
