Un voto per l'autodeterminazione dell'est Ucraina. Il presidente Vladimir Putin formulerà una posizione sui referendum svoltisi ieri nelle regioni orientali di Donetsk e Lugansk, "sulla base dei loro risultati". Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, in un'intervista al quotidiano Kommersant. "E' difficile fare previsioni", ha ammesso Peskov, senza argomentare se il destino della regione del Donbass seguirà quello della Crimea: vale a dire l'annessione alla Russia. Il voto. Gli organizzatori del referendum affermano che circa il 90% dei votanti si è espresso a favore dell'indipendenza. Secondo i risultati preliminari, i voti a favore sono stati l'89% nell'oblast di Donetsk e tra il 94% e il 98% in quello di Luhansk. I filorussi promotori della consultazione hanno dichiarato che lo status delle regioni sarà discusso in seguito e potrebbe prevedere la secessione o l'annessione alla Russia. Il governo centrale di Kiev ha condannato il voto come una vergogna e una violazione della legge internazionale, accusando Mosca di aver istigato i disordini nel tentativo di annettere altri territori dopo la Crimea. Putin. La settimana scorsa, Putin aveva fatto un appello, guardati con sospetto da Kiev, affinché i separatisti dell'est ucraino rimandassero il voto dell'11 maggio sullo status delle regioni orientali russofone. Dontesk e Lugansk, però, hanno deciso di andare avanti, ascoltando quella che a loro dire era la "volontà del popolo". Iniziativa comunque che non trova la condanna del Cremlino. Il consiglio di Putin era difficile da ascoltare. "In considerazione di combattimenti reali, i residenti sono costretti ad agire sul suo piano e sulla base della situazione reale", ha poi aggiunto, lasciando intendere di fatto l'appoggio di Mosca alla consultazione popolare. Secondo politologi russi, sentiti dall'agenzia Rbc, davanti al plebiscito registratosi alle urne "è impossibile non tener conto dei risultati di ieri". Come sostiene Aleksei Chesnakov, direttore del Centro di congiuntura politica, ora Kiev e i leader delle cosiddette repubbliche popolari saranno costretti ad aprire negoziati "o sulla loro separazione o sul formato della loro futura convivenza". Unione Europea. L'Ue si trova di nuovo a dover conciliare il sostegno al governo ucraino, su cui nessuno dei Ventotto si tira indietro, e l'adozione di ulteriori sanzioni piu' dure (e costose per l'Ue ma non per gli Usa) contro la Russia. I teatri saranno due: Kiev e Bruxelles. Domani il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy sarà nella capitale ucraina, "per continuare i colloqui su come stabilizzare la situazione in Ucraina prima delle presidenziali del 25 maggio, su come porre fine alle violenze e come creare le condizioni per un dialogo nazionale inclusivo". Nel mentre a Bruxelles i ministri degli Esteri Ue si incontreranno per cercare di ridurre le divergenze sulle risposte da dare alla Russia. Finora Bruxelles ha vietato la concessione di visti e disposto il congelamento di beni a 48 personalità russe e ucraine, coinvolte nell'annessione della Crimea. Sabato Angela Merkel, che non ha riconosciuto il voto di ieri, e Francois Hollande (dimentico dell'affare da 1,34 miliardi di euro per la vendita di due modernissime navi da guerra francesi alla Russia) hanno intimato che ci saranno "conseguenze" se non si terranno le presidenziali ucraine ci saranno ulteriori attacchi contro la stabilità dell'Ucraina.
Il 90% degli Ucraini vota per l'indipendenza dell'est
Secondo i risultati preliminari, i voti a favore sono stati l'89% a Donetsk e il 94% a Luhansk
