«Noi non andremo al processo. Se ci sarà un processo», parola di Staffan de Mistura, inviato speciale del Governo per il caso dei due marò bloccati in India. Tanto è apparsa determinata e granitica la volontà italiana di riportare a casa, con onore e presto, Latorre e Girone, tanto è risultato che, una volta giunti in patria, sulla questione marò ci sarà una «resa dei conti» politica. Ieri mattina, di buon’ora, de Mistura ha riferito alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, riunite in seduta comune a Montecitorio. È stato un incontro diplomatico, certamente, ma anche duro e spigoloso, durante il quale sono emersi critiche e rancori. L’ambasciatore, a poche ore dall’ennesima udienza indiana, fissata per domani, ha esordito assicurando che, qualunque sarà la decisione della Corte suprema, l’Italia si opporrà a qualunque forma di giudizio. «Al processo noi non andiamo: non presenteremo i nostri fucilieri, insistiamo per la giurisdizione internazionale della questione»: questa la linea del governo italiano. «Niente processo, internazionalizzazione costante della vicenda», ha insistito il diplomatico. La risposta e la prima critica è arrivata per bocca di Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato: «Ma ci spieghi cosa ha fatto concretamente fino ad oggi il governo per internazionalizzare il caso!» E poi è stato chiesto conto del «cambio di rotta» delle autorità italiane, che prima puntavano ad un processo breve ed amichevole, anche se da rifiutare sul piano formale, e ora invece si oppongono del tutto al processo puntando su un arbitrato internazionale che però de Mistura non ha mai voluto apertamente nominare. «Così perdiamo di credibilità», è stata la critica. Il fuoco di domande incalzanti degli onorevoli Scanu, del Pd, Cirielli (FdI), Gianluca Rizzo (M5S), e dei senatori Gasparri (FI) e Orellana (Misto) hanno arroventato l’atmosfera. De Mistura, da diplomatico di antica esperienza, ha spiegato e motivato tutte le decisioni prese. Quando ha ricordato che l’errore alla base di tutto è stato far scendere i militari dalla nave italiana sul suolo indiano, il 19 febbraio 2012, durante il governo Monti, gli è stato rinfacciato che lui in quell’esecutivo era sottosegretario. «Sì - ha detto - ma non avevo questo incarico». Il premier Renzi, ha assicurato de Mistura, sottoporrà il caso personalmente a Obama. E questo contribuirà ad una rapida soluzione e al ritorno in patria dei due fucilieri. Ma dopo quel momento ci sarà la conta delle responsabilità. «Alla luce dell’impasse diplomatica e politica che riguarda i nostri due marò, il gruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera ha depositato una richiesta formale per l’apertura di una commissione d’inchiesta che faccia luce sulle responsabilità di una vicenda divenuta ormai persino imbarazzante», hanno annunciato i deputati del MoVimento 5 Stelle delle commissioni Esteri e Difesa. «Nella richiesta - aggiungono i parlamentari - si chiede inoltre un’attenta revisione della legge La Russa del 2011, che manifesta evidenti lacune per quanto riguarda la catena di comando da seguire nell’ambito di operazioni internazionali». E hanno concluso parlando di «negligenza governativa che ha avuto il suo riscontro nelle insufficienti dichiarazioni rilasciate dal commissario Staffan de Mistura».
«I marò non andranno al processo»
De Mistura riferisce in Parlamento. Valanga di critiche. I grillini pretendono un’altra commissione d’inchiesta
