Mentre tutte le energie del governo, Esteri, Difesa e anche Interno, sono concentrate verso l’obiettivo di non far processare i due marò Latorre e Girone in India, ma di riportarli al più presto in Italia con onore, nel Paese orientale prosegue, farraginoso, il procedimento giudiziario. A tutt’oggi la giustizia Indiana non ha ancora stabilito un capo di accusa per i due militari italiani e l’impressione è che, se l’Italia e l’intera comunità internazionale non vogliono che i due militari siano processati in India, anche l’India stessa non appare puù tanto ansiosa di farlo. Le elezioni sono alle porte e per gli indiani si preannunciano notevoli cambiamenti politici. Favorito alla guida del governo è il candidato premier del partito nazionalista indù, Narendra Modi il quale non ha assunto una posizione «morbida», ma non ha nemmeno il fardello di una origine italiana (come Sonia Gandhi, presidente del Partito del Congresso Indiano, attualmente al governo) e la sua posizione, alla fine potrebbe apparire più rispettosa delle procedure internazionali. L’inviato del governo, Staffan de Mistura, è volato l’altro giorno in India, in vista di una prossima udienza davanti alla Corte suprema che potrebbe essere fissata per mercoledì 26. L’obiettivo però ora è sottrarre i due soldati coinvolti in un mai chiarito scontro a fuoco il 15 febbraio del 2012, a qualunque procedimento in territorio indiano e derimere la disputa, eventualmente, in sede internazionale. Anche se il parere di molti è che questo non potrà accadere se non a urne indiane chiuse.
In attesa dell’ennesima udienza
Antonio Angelia.angeli@iltempo.it Mentre tutte le energie del governo, Esteri, Difesa e anche Interno, sono concentrate verso l’obiettivo di non far processare i due marò Latorre e Girone in India,...
