Squillano ancora i telefoni cellulari dei passeggeri del Boeing 777 della Malaysia Airlines. E risultano anche online su QQ, il sistema cinese di instant messenger. Per localizzare i resti dell’aereo, scomparso sabato scorso mentre stava volando da Kuala Lumpur a Pechino, la Cina ha «dirottato» dieci satelliti. Se fosse precipitato in mare, i telefonini risulterebbero irraggiungibili. Potrebbe, quindi, essere caduto in una delle isole dell’arcipelago di Tho Chu, dopo aver attraversato il Golfo di Thailanda. I radar militari hanno captato in questa zona l’ultimo segnale lanciato da volo MH 370. L’aereo aveva appena effettuato un «turn around», una sorta di inversione a «U», come se volesse tornare indietro, come se avesse necessità di atterrare presto forse per un avaria sopraggiunta. Nessuna richiesta di soccorso, però. Dopo qualche minuto il Boeing malese, con a bordo 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio, è scomparso. Nulla farebbe pensare al momento ad un attentato terroristico, nonostante la presenza in cabina di due passeggeri iraniani che viaggiavano con passaporti rubati. Ieri l’Interpol, grazie all’esame delle immagini raccolte nello scalo di Kuala Lumpur, li ha identificati: sono Pouri Nourmohammadi Mehrdad, 18 anni e Delavar Seyedmohammaderza, 29. Il primo era riuscito ad imbarcarsi con il documento sottratto all’austriaco Christian Kozel. Il secondo con quello dell’italiano Luigi Maraldi. Documenti rubati tra il 2012 e il 2013. «I due - ha spiegato il segretario generale dell’Interpol Ronald Noble - hanno usato i propri passaporti iraniani per raggiungere prima Doha e poi Kuala Lumpur. Qui sono saliti sul volo MH 370. Pouria Nourmohammadi Mehrdad non sembra avere legami con il terrorismo, voleva emigrare in Germania dove lo attendeva la madre. Delavar Seyedmohammaderza voleva raggiungere Goteborg, per chiedere asilio politico alla Svezia». Progettava di raggiungerla dopo aver fatto scalo ad Amsterdam e Copenaghen. Anche per lui non sembrano esserci legami con organizzazioni illegali. I due biglietti sono stati acquistati nelle agenzie Grand Horizon e Six Star Travel a Pattaya, località turistica thailandese. Sono stati prenotati da un uomo chiamato Alì che chiamava da un numero di telefono in Iran. I biglietti sono stati pagati in bath thailandesi da un altro iraniano. Teheran ha annunciato «la disponibilità a collaborare alle indagini attraverso l’ambasciata in Malaysia». C’è pure chi ha pensato ad un possibile attentato della minoranza uighura che combatte contro il governo cinese e chiede l’indipendenza dello Xinjiang. Ben 154 dei viaggiatori risiedevano nella Repubblica Popolare. Gli altri in Malesia, Indonesia, Nuova Zelanda, Francia, Germania, India e Australia. A bordo pure due americani e un ucraino. La Cia non esclude un possibile attentato. L’Organizzazione del Trattato per la messa al bando complessiva dei test nucleari sta verificando se ci siano segni di un’esplosione in alta quota nell’area in cui è scomparso il jet. «Stiamo valutando quattro piste: il dirottamento, il sabotaggio, problemi psicologici dell’equipaggio, problemi intercorsi tra passeggeri ed equipaggio», ha sottolineato il capo della polizia malese, Khalid Abu Bakar. L’aereo potrebbe essere precipato a causa della volontà di uno dei due piloti di suicidarsi oppure per un ammutinamento, una rissa scoppiata in volo. A cercare l’aereo sono impegnate 40 navi e 24 velivoli provenienti da nove paesi. Stanno perlustrando una superficie di 500mila miglie nautiche quadrate, 1,71 milioni di chilometri quadrati. Ma finora gli sforzi non hanno dato alcun risultato.
Squillano i cellulari sull’aereo scomparso
Dieci satelliti per localizzare i resti del B777
